Il dizionario del bilancio Ue

Mercoledì 26 ottobre i parlamentari votano il bilancio 2017 e la revisione del quadro finanziario pluriennale 2014 – 2020. Nel pomeriggio dello stesso giorno, la Corte dei Conti europea renderà pubblica la valutazione sul bilancio 2015. Le terminologia utilizzata parlando di bilancio può risultare ostica, ecco un breve glossario.

 

Quadro finanziario pluriennale (QFP) – L’Ue adotta bilanci annuali ma è prevista una programmazione economica a più ampio raggio, a cadenza pluriennale. Il quadro finanziario pluriennale definisce le priorità verso cui indirizzare la spesa e gli importi massimi che si possono spendere nei vari settori. Il piano ha una durata di 7 anni.

Il QFP attuale è iniziato nel 2014 e terminerà nel 2020. Il parlamento ha richiesto una revisione di medio termine per valutare se le previsioni siano state rispettate e il piano sia ancora compatibile con la situazione attuale o necessiti modifiche.

 

Impegni e pagamenti – Per una gestione equilibrata dei fondi finanziari non bisogna soltanto tenere traccia delle spese passate ma anche prevedere quanto si pagherà in futuro. Per questo motivo il bilancio europeo si divide tra pagamenti (ciò che si spenderà nel prossimo anno) e impegni (le previsioni di spesa in progetti o misure oltre il prossimo anno)

 

Rimborso – La maggior parte della liquidità di cui dispone l’Unione europea proviene direttamente dagli stati membri. Si tratta di contributi nazionali calibrati sul reddito lordo di ogni paese e bilanciati in base al gettito IVA. Se uno stato membro versa molti più fondi di quanti ne riceva poi indietro dall’Europa, potrebbero esserci tensioni politiche.

I rimborsi servono proprio a ridurre gli squilibri di bilancio. Il più famoso è il rimborso britannico: il Regno Unito riceve indietro circa il 66 per cento dei contributi che versa all’Ue. Anche altri paesi beneficiano di rimborsi particolari.

Il Parlamento è dell’idea che queste forme di rimborso rendano il bilancio meno trasparente e spingano i singoli stati a concentrarsi sui loro interessi nazionali nelle negoziazioni piuttosto che riconoscere che il mercato interno e i progetti europei abbiano maggiori benefici per tutti. I parlamentari hanno richiesto una revisione del sistema di finanziamento del bilancio in modo che possano subentrare nuove modalità nell’ottica di garantire una maggiore trasparenza.

 

Gestione finanziaria condivisa – La Commissione europea è responsabile dell’attuazione della parte più importante del bilancio. I fondi vengono però delegati ai singoli stati membri che si occuperanno si scegliere a chi destinare i finanziamenti per l’agricoltura, per il sostegno alle piccole e medie imprese, per favorire l’occupazione e così via. La Commissione monitora questi fondi: può decidere di destinarne di più per certi progetti e può intraprendere azioni per recuperare somme di denaro indebitamente versate.

 

Frodi e irregolarità – Il bilancio europeo è controllato annualmente dalla Corte dei conti europea. Durante i controlli, i revisori dei conti possono rilevare delle irregolarità nell’attuazione del bilancio. Ad esempio, possono essere stati accettati rimborsi spese non validi o essere stati dati fondi ad alcuni agricoltori per più terreni di quanti ne dispongano. Alcune irregolarità sono attribuibili a semplici errori; in altri casi si tratta di frode.

Nella sua relazione annuale, la Corte dei conti afferma che il livello di errore nella spesa per il 2015 è stata circa del 3,8 per cento, dato inferiore rispetto agli anni precedenti ma ancora sopra il valore di riferimento fissato al 2 per cento.

 

Discarico – Il Parlamento europeo ha l’ultima parola sul bilancio europeo: è l’assemblea che decide se la Commissione europea e gli altri enti hanno attutato la loro previsione di bilancio in maniera soddisfacente. Tale pratica si chiama “discarico”; nel prendere la sua decisione finale, il Parlamento si basa sulle conclusioni della Corte dei Conti.

 

Fonte: europarl.europa.eu

Microcredito: piccoli prestiti per rilanciare l’economia

Il microcredito può aiutare le persone in situazioni sociali difficili combattendo la disoccupazione e la povertà. Nato circa 40 anni fa in l’Asia e in America Latina, il microcredito si sta espandendo anche in Europa. Nel 2010, l’UE ha avviato lo “strumento europeo di microfinanza per l’occupazione e l’inclusione sociale”. Il 10 novembre, la commissione per l’Occupazione ha votato una relazione sui traguardi raggiunti in questa direzione.

 

La fascia della popolazione più debole – i disoccupati di lunga durata, gli abitanti delle zone rurali svantaggiate, i migranti o le minoranze etniche – incontrano spesso degli ostacoli nell’accesso ai finanziamenti tradizionali. La microfinanza offre la possibilità di ottenere piccoli prestiti alle banche per poter avviare o sviluppare le proprie imprese.
Nel 2006, Muhammad Yunus e la Grameen Bank hanno vinto il Premio Nobel per la Pace per l’estensione del microcredito ai cittadini più poveri del Bangladesh.

 

Lo strumento europeo di microfinanza per l’occupazione e l’inclusione sociale in Europa è finanziato dal budget dell’UE e della Banca europea per gli investimenti (BEI).

 

L’obiettivo? Migliorare le condizioni con cui i cittadini possono ottenere prestiti e finanziamenti rendendoli disponibili per le persone che altrimenti non sarebbero in grado di ottenerne uno. L’Unione europea non finanzia gli imprenditori, ma consente alle banche e alle istituzioni non bancarie di concedere più prestiti grazie a garanzie per 200.000.000 di euro.
“La microfinanza è una politica sociale sostenibile anche qui in Europa” ha sottolineato il relatore tedesco del PPE Sven Schulze. “È importante offrire un’ulteriore assistenza, oltre ai prestiti, come ad esempio la creazione di un business plan o di una contabilità. Lo strumento funziona nel suo complesso, purtroppo i fondi non sono sempre sufficienti per garantirlo. La Commissione è pertanto invitata a trovare una soluzione in fretta, in modo da migliorare lo strumento al più presto”.

 

10 Novembre 2015

www.europarl.europa.eu