Status di economia di mercato per la Cina: difendere l’industria europea e l’occupazione

Nella risoluzione non legislativa approvata giovedì, i deputati affermano che fintanto che la Cina non avrà soddisfatto i cinque criteri stabiliti dall’UE per definire le economie di mercato, le sue esportazioni verso l’UE devono essere trattate con una metodologia “non standard”, che serve a determinare se in Cina i prezzi delle esportazioni sono prezzi di mercato o oggetto di sovvenzioni, al fine di assicurare la parità di condizioni per l’industria UE e difendere l’occupazione.

 

Tuttavia, l’UE deve trovare il modo per fare tutto ciò in conformità con i suoi obblighi internazionali nell’Organizzazione mondiale del commercio (OMC), in particolare il protocollo OMC di adesione della Cina, che prevede cambiamenti nel modo in cui la Cina dovrà essere considerata dopo l’11 dicembre 2016. Nella risoluzione adottata con 546 voti favorevoli, 28 voti contrari e 77 astensioni, i deputati invitano la Commissione europea a presentare una proposta che trovi un equilibrio tra queste esigenze.

 

Impatto cinese sull’industria europea

 

I deputati esortano la Commissione a tener conto dei timori espressi dall’industria europea, dai sindacati e da altri soggetti interessati, circa le possibili conseguenze per l’occupazione, l’ambiente e la crescita economica nell’UE. La sovraccapacità produttiva della Cina e le conseguenti esportazioni a prezzi ridotti stanno già avendo “pesanti conseguenze sociali, economiche e ambientali nell’UE”, specialmente per quanto riguarda il settore siderurgico dell’UE.

 

I deputati sottolineano che 56 delle attuali 73 misure comunitarie antidumping in vigore si applicano alle importazioni dalla Cina.

 

La Cina un partner importante

 

I deputati ciononostante evidenziano “l’importanza del partenariato tra l’UE e la Cina”. La Cina è il secondo partner commerciale dell’UE e, con un interscambio commercial giornaliero di ben oltre 1 miliardo di euro, il mercato cinese “è stato il principale motore di redditività per una serie di industrie e marchi dell’UE”.

 

I deputati “si oppongono a qualsiasi concessione unilaterale alla Cina dello status di economia di mercato” e chiedono di coordinarsi con gli altri principali partner commerciali per giungere a un’interpretazione congiunta del diritto dell’OMC. Invitano la Commissione a utilizzare i prossimi vertici del G7 e del G20, nonché il vertice UE-Cina, per trovare una risposta compatibile con l’OMC.

 

Riformare la normativa UE antidumping

 

I deputati sottolineano la “necessità imminente” di una riforma generale degli strumenti di difesa commerciale dell’UE e invitano il Consiglio a sboccare una serie di proposte per modernizzarli, come già richiesto dal Parlamento nel 2014.

 

Prossime tappe

 

In un recente dibattito in plenaria su come trattare con le importazioni cinesi dopo l’11 dicembre 2016, il commissario europeo Vytenis Andriukaitis ha detto ai deputati che la Commissione sta lavorando a una nuova serie di normative che includeranno -nel rispetto delle norme dell’OMC – un sistema di difesa commerciale forte e che se ne sarebbe discusso “prima della pausa estiva”.

 

Se la Commissione europea dovesse proporre il riconoscimento della Cina come economia di mercato nel diritto comunitario, il Parlamento avrebbe il diritto di co-decisione con il Consiglio.

 

15 maggio 2016

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Riconoscimento dei diritti dei lavoratori domestici e delle badanti nell’UE

Ai lavoratori domestici e ai prestatori di assistenza, la maggior parte dei quali sono donne migranti, dovrebbe essere garantito uno status giuridico comunitario. In una risoluzione votata giovedì, i deputati affermano che il riconoscimento della professione dovrebbe scoraggiare il traffico di esseri umani e lo sfruttamento.

Nel testo, s’invita inoltre a stabilire modelli di facile interpretazione per le relazioni giuridiche tra lavoratori e datori di lavoro, citando esempi virtuosi in Belgio e in Francia, per mettere fine alla precarietà e al lavoro domestico sommerso.

“I lavoratori domestici e i badanti ci permettono di seguire la nostra carriera e approfittare della nostra vita sociale. A loro affidiamo le nostre case, i nostri figli, i nostri genitori. Ma, sono invisibili, non dichiarati, vittime di insicurezza e di esclusione sociale. Inoltre, la maggior parte sono donne, che lavorano per tante ore, senza giorni di riposo, senza copertura medica o piani pensionistici”, ha dichiarato la relatrice Kostadinka Kuneva(GUE/NGL, EL).

“L’invecchiamento della nostra popolazione e il fatto che le donne stiano entrando nel mercato del lavoro significa che ne abbiamo una sempre maggiore necessità. Eppure, gli Stati membri dell’UE continuare a permettere loro di lavorare nell’economia sommersa”, ha aggiunto.

La risoluzione è stata approvata con 279 voti favorevoli, 105 voti contrari e 204 astensioni.

 

Dignità per i lavoratori domestici

Nel testo si sottolinea la necessità di un’adeguata rappresentazione dei lavoratori domestici e dei badanti in tutte le leggi nazionali in materia di lavoro, sanità, assistenza sociale e anti-discriminazione, oltre alla possibilità per i lavoratori domestici di aderire alle organizzazioni di sindacali. Inoltre, gli Stati membri dovrebbero garantire un accesso più ampio a cure di qualità a costi accessibili, ad esempio per i bambini e per gli anziani, così da scoraggiare l’assunzione illegale di badanti ma anche fornire possibilità di carriera per questo tipo di lavoratori domestici in servizi di assistenza sociale.

I deputati chiedono la “professionalizzazione” del lavoro domestico per trasformare la precarietà e il lavoro femminile sommerso in un lavoro riconosciuto, che consentirebbe ai lavoratori domestici e alle badanti di godere di diritti sociali. Hanno inoltre invitato la Commissione a proporre una normativa per il riconoscimento dello status di assistenti non professionisti, che offra loro la retribuzione e la protezione sociale durante il periodo in cui sono occupati.

 

Combattere il lavoro nero, il traffico e l’abuso delle donne migranti

Nel testo si specifica che la maggior parte dei collaboratori domestici e dei prestatori di assistenza sono donne immigrate, molte delle quali vivono in una condizione irregolare e si sottolinea che la loro integrazione sociale e culturale sarebbe facilitata dall’integrazione nel mercato del lavoro.

Nella risoluzione si sottolinea la necessità di meccanismi di ispezione e sanzioni efficaci, che possono fermare il traffico di esseri umani e lo sfruttamento, anche di tipo economico, dei lavoratori domestici.

 

Fonte: europarl.europa.eu

28 Aprile 2016

Festa dell’Europa a Montecitorio

In occasione della festa dell’Europa, la Camera dei Deputati ha organizzato l’evento “Festa dell’Europa” a Montecitorio, dove oltre 600 ragazzi sono stati invitati a partecipare, e anche il PEG è stato invitato a prendere parte con i suoi soci.

L’evento si terrà domenica 8 maggio, dalle ore 10, a Roma, proprio a Montecitorio. Lo scopo è di celebrare la pace e l’unità in Europa, ma anche di parlare del futuro dell’Unione, proprio nell’anno in cui la Presidente della Camera Boldrini ha indetto una consultazione pubblica su “Lo stato e sulle prospettive dell’Unione europea” (http://civici.eu/web/camera).

Inutile dire quanto il PEG sia onorato di partecipare a quest’evento, che sarà trasmesso in diretta RAI, soprattutto perché ci è stata offerta la possibilità di un intervento dal podio per presentare la nostra Associazione davanti alle autorità.

Data l’occasione speciale, invitiamo tutti i soci a fare un salto a Roma per partecipare all’evento. Ci è stata data una possibilità davvero grande ed essere presenti numerosi è il modo migliore per far vedere che ce la siamo meritata!

Potrete ricevere ulteriori dettagli e informazioni mediante la pagina ufficiale del Parlamento Europeo Giovani o scrivendoci a peg@eypitaly.org.

Speriamo di potervi vedere in tanti con noi a Roma!

PS: per confermare la partecipazione, è strettamente necessario compilare il seguente form: link.

Invio dei dati verso gli Stati Uniti: come proteggere la privacy dalla sorveglianza di massa

Quando usi Facebook o Google, i tuoi dati personali, come le foto o le e-mail, sono memorizzati nei server americani. L’invio dei dati europei attraverso Atlantico è legale se le aziende americane si impegnano a trattare i dati rispettando le norme UE sulla privacy. Giovedì, i deputati hanno discusso un nuovo meccanismo di trasferimento di dati con gli esperti. Abbiamo intervistato Max Schrems, all’origine di questo dibattito.

 

Il nuovo meccanismo denominato lo “scudo UE-USA per la privacy” è stato concordato tra la Commissione europea e il governo degli Stati Uniti in febbraio per consentire il flusso di dati per scopi commerciali, e per assicurare che le informazioni personali dei cittadini europei siano adeguatamente tutelati.

Lo “Scudo per la privacy” è stato creato dopo che la Corte di giustizia europea ha annullato nel 2015 il vecchio sistema, conosciuto come “Porto sicuro”, perché non avrebbe garantito una protezione adeguata dei dati personali dei cittadini europei, in particolare rispetto alle attività di sorveglianza degli Stati Uniti, come rivelato da Edward Snowden nel 2013.

Nel corso di un’audizione nella commissione per le Libertà civili giovedì, i rappresentanti della Commissione e del governo degli Stati Uniti hanon sottolineato che un nuovo sistema fornirà maggiori garanzie sulla privacy per gli europei, limitando l’accesso del governo ai dati e permettendo di difendere i loro diritti nei tribunali degli Stati Uniti.

“Lo Scudo per la privacy non è come il Porto sicuro perché garantisce una protezione efficace dei diritti alla privacy dei cittadini europei” ha detto il deputato Axel Voss (PPE, Germania).

“Ci sono chiari miglioramenti rispetto al Porto sicuro” ha dichiarato la deputata Birgit Sippel (S&D, Germania), anche se ha espresso le sue preoccupazioni circa la possibilità di raccolta dei dati di massa.

Alcuni deputati e attivisti hanno espresso alcune critiche. “Ho grossi dubbi che questo accordo passi il test Schrems” ha detto la deputata Sophie in ‘t Veld (ALDE, Olanda), parlando delle garanzie contro la sorveglianza di massa.

“Abbiamo bisogno di un sistema capace di fornire una protezione reale e non solo alcune formulazioni che non funzionano” ha detto Max Schrems, lo studente di legge austriaco, il cui caso contro Facebook ha portato alla caduta del Porto sicuro.

Il Parlamento deve esprimere il proprio parere (non il consenso) prima che la Commissione possa adottare una “decisione sull’adeguatezza”, dichiarando che lo Scudo per la privacy offre un sufficiente livello di protezione dei dati, come prerequisito per l’accordo per entrare in vigore.

D’altra parte, l’approvazione del Parlamento sarà necessaria per l’accordo generale sulle garanzie di privacy per i trasferimenti di dati. Esso si aggiungerà agli accordi con gli Stati Uniti che consentono l’accesso alleinformazioni sui passeggeri aerei (PNR) e alle transazioni bancarie.

 

Link all’intervista

 

31 marzo 2016

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Migrazione: un nuovo sistema centralizzato con quote nazionali per le richieste di asilo

Il sistema di asilo dell’UE per far fronte al numero sempre crescente di arrivi dei migranti non funziona, si afferma in una risoluzione approvata dalla commissione libertà civile, nella quale si propone una revisione radicale delle cosiddette norme di Dublino. I deputati propongono pertanto di istituire un sistema centralizzato per la raccolta e l’assegnazione delle domande di asilo.

 

Tale sistema, che includerebbe quote nazionali, dovrebbe funzionare a partire della prima accoglienza negli “hotspot”, da cui poi i rifugiati dovrebbero essere redistribuiti.

La proposta di revisione del regolamento di Dublino III (che determina quale Stato membro è responsabile di vagliare la domande di asilo) è stata approvata in una risoluzione votata in commissione. Il testo, redatto da Roberta Metsola (PPE, MT) e Kashetu Kyenge (S&D, IT) è stato approvato con 44 voti favorevoli, 11 contrari e un’astensione.

“La situazione è gravissima. Lo scorso anno, 3771 persone sono annegate nei nostri mari. Quest’anno oltre 450 persone, tra cui 77 bambini, sono morte. Abbiamo il dovere come politici di assicurare che queste persone non siano solo statistiche senza nome. Si tratta di persone reali, con vite vere. Dobbiamo tutti impegnarci a fare meglio – l’indifferenza non è un’opzione. È il momento di agire sotto tutti i punti di vista e questo è ciò che il nostro rapporto richiede”, ha dichiarato la relatrice Metsola.

“L’Europa ha bisogno di stabilire un approccio globale alla migrazione basato sul principio di solidarietà tra Stati. È necessario un piano di organizzazione internazionale che permetta a questo principio di essere applicato, così da distribuire in modo equo le responsabilità e mettere al centro del processo il valore della vita e dei diritti fondamentali”, ha aggiunto la relatrice Kyenge.

Nel testo è evidenziato come l’attuale sistema europeo di gestione delle domande di asilo non tenga adeguatamente in considerazione le particolari pressioni migratorie affrontate dagli Stati membri alle frontiere esterne dell’UE. I deputati chiedono delle modifiche al fine di garantire equità e condivisione delle responsabilità, solidarietà e tempi rapidi nella presa in esame delle domande.

Nel 2015, 1,83 milioni di persone hanno cercato di attraversare irregolarmente le frontiere esterne dell’UE (282.500 nel 2014) e 1,4 milioni di domande di protezione internazionale sono state presentate nell’UE, in Norvegia e in Svizzera, con numeri in costante aumento a partire da aprile.

 

Misure urgenti di ricollocamento e assistenza per Paesi di “primo arrivo” come Italia e Grecia

Nel testo si invitano gli Stati membri ad adempiere ai loro obblighi per quanto riguarda le misure urgenti di ricollocamento in quanto, alla data del 3 marzo 2016, solo 660 su 106.000 richiedenti asilo, e in attesa di essere assegnati da Italia e Grecia agli altri Stati membri, sono stati effettivamente ricollocati.

Per quanto riguarda il reinsediamento, i deputati insistono sulla necessità per l’Unione di adottare un “approccio legislativo vincolante”, aggiungendo che, affinché esso sia efficace, si dovrà garantire il reinsediamento di un numero “significativo” di rifugiati in relazione al numero complessivo dei richiedenti asilo nell’Unione.

 

Maggiore assistenza sugli hotspot

La commissione per le libertà civili ha inoltre affrontato il tema del funzionamento degli “hotspot”, avanzando la richiesta di assistenza tecnica ed economica agli Stati membri che si trovano a gestire per primi gli arrivi, come Italia e Grecia. Secondo il Parlamento, questi Stati devono poter effettuare la registrazione di tutti i migranti e accettare l’aiuto dell’UE.

I deputati hanno evidenziato inoltre la posizione di vulnerabilità dei minori, in particolare di coloro che viaggiano soli, insistendo sull’attuazione di un sistema di protezione rispettoso delle esigenze dei minori, al fine di prevenire abusi e sfruttamento.

 

Preoccupazione su Schengen

Nel rapporto si esprime preoccupazione riguardo alla decisione, da parte di alcuni Stati membri, di chiudere le frontiere nazionali o introdurre controlli temporanei: queste misure mettono in discussione il funzionamento stesso della zona Schengen.

 

Rimpatri

I nuovi accordi comunitari sulla cosiddetta “riammissione” dovrebbero avere la precedenza su quelli bilaterali tra Stati membri e Paesi terzi. Il Parlamento insiste nel ricordare che i migranti possono essere rimpatriati solamente se il Paese cui sono destinati versa in condizioni di sicurezza.

 

Prossime tappe

La risoluzione sarà votata nella prossima sessione Plenaria, il 13 aprile, a Strasburgo.

 

Fonte: europarl.europa.eu

16 Marzo 2016

Superbatteri: il Parlamento vuole limitare l’uso di antibiotici nell’agricoltura

Con la votazione di giovedì i deputati hanno stabilito che per contrastare la crescente resistenza degli antibiotici ai batteri, quali salmonella e campylobacter, è necessario limitare l’uso dei farmaci antimicrobici esistenti e sviluppare nuovi medicinali.

La proposta prevede di aggiornare la normativa europea in materia di medicinali a uso veterinario e il Parlamento chiede di vietare il trattamento antibiotico collettivo e preventivo degli animali e di prendere misure atte a stimolare la ricerca di farmaci di nuova generazione.

“Quando l’Organizzazione Mondiale della Sanità avverte che il mondo può sprofondare in un’era post-antibiotica, dove la resistenza agli antibiotici potrebbe causare ogni anno più morti del cancro, è giunto il momento di intraprendere un’azione forte e risolvere il problema alla radice”, ha affermato la relatrice Françoise Grossetête (PPE, FR).

“La lotta contro la resistenza agli antibiotici deve iniziare nelle aziende agricole. Desideriamo in particolare vietare l’uso puramente preventivo di antibiotici, limitare il trattamento di massa a casi veramente particolari, vietare l’uso di antibiotici veterinari di fondamentale importanza per la medicina umana o porre fine alla vendita online di antibiotici, vaccini e prodotti psicotropi. Con queste misure, speriamo di ridurre la quantità di antibiotici che finiscono nel piatto dei consumatori “, ha dichiarato.

Secondo i deputati, i medicinali veterinari non devono in nessun caso servire a migliorare le prestazioni o a compensare pratiche di allevamento inadeguate. Chiedono, quindi, di limitare l’uso profilattico degli antibiotici per i singoli animali (cioè come misura preventiva e in assenza di segni clinici d’infezione) e di attuarlo solamente quando è completamente giustificato da un veterinario.

 

Per aiutare a combattere la resistenza antimicrobica, la nuova normativa autorizza la Commissione europea a stabilire quali antimicrobici devono essere riservati esclusivamente al trattamento umano.

 

Innovazione

Per incoraggiare la ricerca di nuovi antimicrobici, i deputati propongono l’uso di incentivi, come periodi più lunghi per la protezione della documentazione tecnica sui nuovi farmaci, protezione commerciale per i principi attivi innovativi e protezione per gli investimenti importanti nelle analisi condotte per migliorare un prodotto antimicrobico esistente o per tenerlo sul mercato.

Giovedì, i deputati hanno inoltre approvato la relazione di Claudiu Ciprian Tănăsescu (S&D, RO), che modifica un’altra legge per migliorare la procedura d’immissione sul mercato di medicinali a uso veterinario, che deve essere distinta da quella sui farmaci per gli esseri umani.

 

Prossime tappe

Entrambe le relazioni sono state approvate per alzata di mano. I deputati hanno inoltre votato per aprire i negoziati con il Consiglio con l’intento di raggiungere un accordo in prima lettura.

 

Contesto

Gli obiettivi del progetto di legge sui farmaci antimicrobici sono interconnessi e si prefiggono di:

  • aumentare la disponibilità dei medicinali a uso veterinario;
  • ridurre gli oneri amministrativi;
  • stimolare la competitività e l’innovazione;
  • migliorare il funzionamento del mercato interno;
  • affrontare il rischio per la salute pubblica derivato dalla resistenza agli antimicrobici (AMR).

 

Il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (CEPCM) ha recentemente comunicato che i batteri negli esseri umani, nel cibo e negli animali continuano a mostrare resistenza agli antimicrobici più diffusi. Gli scienziati affermano che la resistenza alla ciprofloxacina, un antimicrobico importante per il trattamento delle infezioni umane, è molto alta nel campylobacter, riducendo così le opzioni per il trattamento efficace delle gravi infezioni alimentari. Anche i batteri di salmonella, resistenti a diversi farmaci, continuano a proliferare in tutta Europa.

 

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13 marzo 2016

Regno Unito: i deputati discutono il futuro del paese in UE

I cittadini inglesi voteranno il 23 giugno l’adesione all’UE del proprio paese. Le conseguenze del referendum sono importanti per tutta l’Europa. Mercoledì 24 febbraio i deputati hanno evocato le possibili conseguenze e la maggior parte ha indicato che il paese starebbe meglio all’interno dell’UE, mentre altri hanno insistito sui benefici di un’uscita dall’UE.

 

Il dibattito durante la sessione plenaria a Bruxelles si è concentrato sul vertice UE del 18-19 febbraio improntato sulla crisi dei rifugiati e il referendum nel Regno Unito.

ll 19 febbraio gli Stati membri hanno concordato un accordo in risposta alle richieste inviate dal governo inglese per una riforma della sua adesione all’UE. Tale accordo dispensa il Regno Unito dall’obbligo di prodigarsi per un’unione sempre più coesa e l’accesso ai lavoratori provenienti dai paesi dell’UE di un accesso immediato agli aiuti e agli alloggi sociali, così come non richiede ai paesi fuori dall’Euro zona di sostenere le spese per la moneta unica.

Il premier britannico David Cameron ha annunciato che l’accordo è sufficiente per attivare una campagna per richiedere ai suoi cittadini di rimanere in Europa. L’accordo entrerà in vigore solo se i cittadini inglesi voteranno a favore della permanenza.

Durante il dibattito in plenaria, Jean-Claude Juncker, il presidente della Commissione europea: “Il premier britannico ha ottenuto il massimo che poteva ottenere e gli altri Stati membri hanno offerto tutto ciò che potevano offrire. Penso che l’accordo con il Regno Unito sia giusto, equilibrato e conforme ai grandi principi dell’UE e tiene conto della preoccupazioni, le richieste e i suggerimenti del Regno Unito”.

Manfred Weber, il leader tedesco del PPE, ha detto: “Noi sosteniamo l’essenza dell’accordo. Se i cittadini sceglieranno di rimanere all’interno dell’UE, troveranno un partner leale nel PPE”. Tuttavia, ha anche avvertito che questo era l’unico accordo disponibile e che non ci sarebbe stata nessuna trattativa supplementare.

Alcuni deputati del Regno Unito, come il segretario della giustizia Michael Gove e il ministro dei diritti umaniDominic Raab, hanno sostenuto che la Corte di giustizia europea sarebbe in grado di annullare l’accordo. Durante il dibattito in plenaria Tusk ha insistito sul fatto che l’accordo UE ha approvato la scorsa settimana è stato “legalmente vincolante e irreversibile” e che “non può essere annullato dalla Corte di giustizia europea”.

 

Secondo Gabriele Zimmer, la presidente tedesca della Sinistra Unita, ha criticato l’accordo per la rimozione dell’essenza sociale dell’UE. Con l’approvazione di un modello radicale del mercato anglosassone, Margaret Thatcher è resuscitata.

Il ruolo del Regno Unito nell’UE

I deputati hanno anche sottolineato il ruolo positivo svolto dal Regno Unito in Europa.

Gianni Pittella, presidente italiano di S&D, ha sottolineato il contributo del Regno Unito per la difesa dei principi europei: “Il Regno Unito ha fatto tanto, è stato un vettore di pace e di democrazia. Il posto migliore per lottare per questi principi è l’Unione europea”. Ha anche insistito sul fatto che l’adesione del Regno Unito nell’UE è stato più di un matrimonio di convenienza: “Il Regno Unito è parte integrante dell’Europa. Senza la Gran Bretagna, l’Europa non sarebbe la stessa cosa”.

Rebecca Harms, la co-presidente tedesca dei Verdi ha spiegato: “Penso che sia molto chiaro che dobbiamo lavorare con il Regno Unito. L’UE sarà meglio con il Regno Unito”.

 

Le conseguenze del Brexit

 

Quali sarebbero le possibili conseguenze di un’uscita del Regno Unito? Il presidente del Consiglio Donald Tusk ha detto: “L’Europa cambierà e per sempre. Sarà un cambiamento in peggio. Naturalmente questa è la mia opinione personale. Lunedì il primo ministro Cameron ha detto alla Camera dei Comuni che ora non è il momento di dividere l’Occidente. Non potrei essere più d’accordo”.

“Sosterrò la campagna per far rimanere il Regno Unito nell’Unione europea”, ha detto Ashley Fox, deputato britannico del gruppo ECR. “Il mio ragionamento è semplice. La ripresa economica del Regno Unito, anche se buona, è ancora fragile e non voglio metterla a rischio uscendo dal mercato unico. Credo anche che la mia circoscrizione sarà più sicura se continuiamo la collaborazione con i nostri partner europei”.

 

Tre deputati sono stati incaricati di negoziare l’accordo con il Regno Unito a nome del Parlamento: Guy Verhofstadt, Elmar Brok e Roberto Gualtieri.

Guy Verhofstadt, presidente belga del gruppo ALDE, ha dichiarato: “Gli unici che guadagneranno qualcosa da un’Europa divisa sono Vladimir Putin, Bashar Al- Assad, l’ISIS… Invece di discutere su come affrontarli, stiamo mostrando che per il momento siamo divisi e deboli”.

 

Elmar Brok, deputato tedesco del PPE, ha sottolineato che il Regno Unito non potrà esistere sulla scena internazionale a meno che non agisca insieme all’Europa: “Gli stati nazionali non possono ottenere le cose da soli. Dobbiamo realizzare i progetti insieme”.
Roberto Gualtieri, deputato italiano del gruppo S&D, ha dichiarato che il Parlamento non avrebbe cercato di prevenire o ritardare l’attuazione dell’accordo Regno Unito-UE. “Politicamente parlando, questo dibattito dimostra che vi è un’ampia maggioranza. Saremo giusti, manterremo la nostra parola, ma ora i cittadini britannici devono salvaguardare la loro ricchezza e il loro futuro”.

 

Non tutti la pensano così. Il referendum “è per il Regno Unito l’opportunità di guardarsi indietro e di misurare i vantaggi della propria adesione” ha detto Marine Le Pen, co-presidente francese del gruppo ENF. “Se vincerà l’uscita dall’UE, sceglieranno per la libertà, la sovranità e troveranno il modo per risolvere i problemi del mondo moderno”.

Nigel Farage, co-presidente inglese del gruppo EFDD, ha dichiarato che il Regno Unito sarebbe più sicuro fuori dell’UE: “I cittadini inglesi decideranno l’opzione più sicura: è sicuro di rimanere all’interno di un’organizzazione il cui proprio capo di polizia dice che ci sono tra i tre e i cinquemila terroristi che sono ormai prossimi al nostro continente attraverso le crisi dei migranti o è più sicuro di riprendere il controllo dei nostri confini e la nostra democrazia?”.

Diane Dodds, deputata inglese non iscritta, ha detto: “Non ci sarà alcuna garanzia per il trattato. Questo Parlamento può disfare l’accordo così come la Corte di giustizia europea. Ci troviamo di fronte ad una farsa, un tentativo di ingannare i cittadini inglesi. Il mio messaggio per la mia circoscrizione è: ‘Non ci stiamo. Crediamo nel nostro Regno Unito'”.

 

Fonte: europarl.europa.eu

25 Febbraio 2016

Turchia: i deputati valutano la risposta alla crisi dei rifugiati

Gülhan era una studentessa di fisica presso l’Università di Tishreen Latakia quando è scoppiata la guerra civile in Siria. Oggi ha 32 anni. Ne ha già trascorsi quattro nel campo profughi di Osmaniye, nel sud della Turchia, con i suoi tre bambini. Il conflitto in Siria ha provocato il più grande disastro umanitario dai tempi della Seconda guerra mondiale. La settimana scorsa due delegazioni di deputati europei hanno incontrato alcuni dei profughi della guerra.

 

Quella di Gülhan, siriana di origine turca, è una delle tante storie raccolte dai deputati delle commissioni per le Libertà civili e dei Bilanci durante la vista ai centri per rifugiati in Turchia dall’8 all’11 febbraio. Dopo quasi cinque anni di guerra, più di 250.000 siriani hanno perso la vita e Gülhan è una degli 11 milioni sfollati.

Solomente la Turchia ospita oggi oltre 2,5 milioni di profughi siriani. Gli Stati membri dell’UE hanno raggiunto un accordo il 3 febbraio per un fondo di 3 miliardi di euro per aiutare il paese nel gestire l’afflusso di profughi. La Turchia deve inoltre affrontare l’arrivo al confine meridionale del paese di decine di migliaia di siriani fuggiti alle violenze nella regione di Aleppo.

La commissione per le libertà civili

Il 9 febbraio, il vicepresidente del Parlamento Sylvie Guillaume (S&D, Francia) ha guidato la delegazione di sette deputati della commissione per le Libertà civili nel campo profughi di Nizip. Durante la visita al campo che ospita circa 15.000 siriani e si trova a 45 chilometri dal confine con la Siria, la signora Guillaume ha inviato un messaggio “di comprensione e riconoscimento degli sforzi compiuti dalle autorità turche e dalle comunità locali”.

I deputati hanno elogiato gli sforzi turchi per fornire un riparo, cibo, assistenza sanitaria e istruzione nei campi profughi. Tuttavia hanno sottolineato che non più del 10% dei rifugiati siriani in Turchia vive nei campi.

Dopo la visita del campo di Nizip, i deputati della commissione per le Libertà civili hanno visitato le case delle famiglie che hanno ricevuto un sostegno europeo per i rifugiati fuori dal campo d’accoglienza. Parlando a Gaziantep, il vicepresidente Guillaume ha dichiarato: “C’è una netta differenza tra le condizioni di vita tra chi vive nei container dei campo e coloro che vivono fuori dal campo: la situazione per i rifugiati al di fuori dei campi è molto precaria e sono in urgente bisogno di aiuto, soprattutto in termini di scolarizzazione e opportunità di lavoro”.

Si stima che oltre il 50% dei rifugiati siriani siano bambini, ma solo il 14% di quelli in età scolare al di fuori dei campi è iscritto a scuola.

Oggi la Turchia è il paese con la più grande popolazione di rifugiati di tutto il mondo. Per avere un quadro completo della crisi, la delegazione della commissione per le Libertà civili ha incontrato alcuni funzionari turchi e rappresentanti dell’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati di Ankara. I deputati hanno anche visitato un centro di registrazione per i rifugiati provenienti da oltre 80 paesi.
La commissione per i Bilanci

Una delegazione di 11 deputati della commissione per i Bilanci è stata anche in Turchia la scorsa settimana per valutare come vengono utilizzati i fondi UE per sostenere i rifugiati. a seguito dell’incontro con una famiglia di profughi siriani nel campo Osmaniye il 10 febbraio, il presidente della commissione per i Bilanci Jean Arthuis (ALDE, Francia) ha dichirato: “Posso capire la loro impazienza di tornare nel loro paese. La nostra priorità deve essere quella di ristabilire la pace nel Medio Oriente: solo la pace può risolvere il problema della migrazione”.

Riferendosi ai 3 miliardi di euro per sostenere la crisi in Turchia, Arthuis ha sottolineato la crescente urgenza di mettere i fondi a disposizione senza indugio: “Abbiamo bisogno di trasparenza e chiarezza da parte della Turchia. C’è una vera e propria emergenza e la fiducia è indispensabile se vogliamo rispondere rapidamente”.

Al campo di Osmaniye, i deputati hanno avuto l’opportunità di visitare un supermercato e una libreria finanziati dall’UE. I deputati hanno incontrato anche i rappresentanti dell’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, il Programma alimentare mondiale, l’UNICEF e alcuni funzionari governativi turchi.
Il sostegno dell’UE
L’UE è il principale donatore internazionale al conflitto siriano avendo offerto 5 miliardi di euro in sostegni umanitari, sviluppo e assistenza economica. Il nuovo fondo di 3 miliardi di euro di fondi UE, discusso dai deputati a Strasburgo il 2 febbraio, aiuterà la Turchia ad affrontare ulteriormente le esigenze dei rifugiati e delle loro comunità di accoglienza.
Oltre ai rifugiati che si fermano nel paese, la Turchia è diventata negli ultimi anni anche una via di transito verso l’Europa. Entro la fine del 2015, oltre un milione di persone erano arrivate in Europa via mare, il 49% composto da siriani. Una larga maggioranza ha attraversato la Turchia e oltre mezzo milione di persone sono arrivate sull’isola greca di Lesbo.
L’afflusso non mostra alcun segno di rallentamento. Secondo gli ultimi dati dell’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, oltre 80.000 rifugiati e migranti sono arrivati in Europa via mare durante le prime sei settimane del 2016, un dato maggiore rispetto ai primi quattro mesi del 2015. Inoltre, più di 400 persone hanno già perso la vita cercando di attraversare l’Europa via mare quest’anno.

Clicca sui link a destra per conoscere meglio la risposta dell’UE al conflitto in Siria e alla crisi dei rifugiati, e per conoscere meglio la visita della scorsa settimana in Turchia.

 

17 febbraio 2016

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Delegazione del PE in Turchia per valutare la risposta alla crisi dei rifugiati in Siria

La crisi umanitaria in Siria è stata una delle priorità del Parlamento. La Turchia ospita attualmente oltre 2,5 milioni di rifugiati siriani ufficialmente registrati. La plenaria di gennaio ha esortato gli Stati membri dell’UE a sostenere le infrastrutture necessarie per i rifugiati attraverso 3 miliardi di euro inviata alla Turchia. Mentre l’UE cerca il miglior approccio per affrontare la crisi, due delegazioni di deputati di LIBE e BUDG si recano in Turchia questa settimana.

 

Il conflitto in Siria è diventato il più grande disastro umanitario a livello globale dalla Seconda guerra mondiale. Dopo quasi cinque anni di combattimenti, il numero degli sfollati sale a 6,5 milioni e i cittadini costretti a fuggire nei paesi vicini sono ormai 4,6 milioni. Negli ultimi giorni, circa 35.000 persone hanno lasciato la città più grande della Siria, Aleppo, e non è ancora stata trovata una soluzione sul breve o medio termine.

I rifugiati in Turchia

Secondo i dati dell’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, alla fine di dicembre 2015, la Turchia ospitava più di 2,5 milioni di rifugiati siriani registrati.

Circa il 90% dei rifugiati siriani in Turchia vivono al di fuori dei campi, e si stima che più di uno su due rifugiati siriani sia un bambino. L’UE sta lavorando a stretto contatto con le autorità turche e le agenzie delle Nazioni Unite per rispondere alle urgenze umanitarie dei gruppi più vulnerabili.

A causa del conflitto in corso in Siria, la Turchia è diventata anche una via di transito per i rifugiati. L’anno scorso ci sono stati oltre 850.000 arrivi registrati dal mare in Grecia dalla Turchia, in maggioranza  di provenienza siriana. Il 3 febbraio 2016, gli Stati membri dell’UE hanno concordato il finanziamento di un fondo di 3 miliardi di euro per assistere la Turchia ad affrontare i bisogni dei rifugiati e dei loro centri di accoglienza.

La commissione per le Libertà civili

Questa settimana, la vice-Presidente del Parlamento Europeo Sylvie Guillaume (S&D, Francia) è a capo di una delegazione in Turchia. Sette deputati della commissione per le Libertà civili visiteranno i centri di sostegno dei rifugiati e incontreranno le ONG e gli altri partner per valutare la situazione sul terreno.

L’obiettivo principale della missione? “Conoscere meglio la situazione per agire meglio”. Ha aggiunto: “La lista delle questioni da discutere sarà lunga: la protezione, l’accoglienza e l’integrazione dei rifugiati, il reinsediamento, la gestione delle frontiere, la liberalizzazione dei visti, la lotta al contrabbando e molto ancora”.

Dopo la visita Guillaume spera che i deputati avranno “un’idea più generale delle questioni in gioco e saranno in grado di avanzare proposte più appropriate sull’afflusso di rifugiati e, più in particolare, sul partenariato UE-Turchia”.
La commissione per i Bilanci

Anche una delegazione di undici deputati della commissione per i Bilanci visiterà la Turchia questa settimana per discutere l’applicazione dei fondi UE con le autorità locali. La missione prevede anche una visita ad un campo profughi.

Il presidente della commissione per i Bilanci Jean Arthuis (ALDE, Francia) ha dichiarato: “Stiamo andando in Turchia per ascoltare i diretti interessati, per esaminare i progetti co-finanziati dal bilancio dell’Unione europea in corso di attuazione, e per valutare la loro efficacia. Questa crisi richiede una risposta ambiziosa e coordinata, in collaborazione con le agenzie delle Nazioni Unite, gli stati membri, le ONG e, naturalmente, le autorità turche”.

 

Fonte: europarl.europa.eu

11 Febbraio 2016

Imposte societarie: la Commissione presenta il piano per tasse più equee

Il 2 febbraio alle ore 15, la Commissione presenterà ai deputati il piano UE per rendere le tasse societarie più equee. L’elusione fiscale costa tra i 50 e i 70 miliardi di euro all’anno. Uno scandalo emerso anche durante le inchieste legate a Luxleaks, ha dimostrato che le multinazionali hanno ottenuto degli accordi finanziari vantaggiosi con alcuni Stati membri. Il PE ha incaricato due commissioni di investigare e richiede alla Commissione delle norme per impedire queste pratiche.

 

Segui il dibattito il 2 febbraio alle ore 15.

 

Il piano d’azione della Commissione in materia di tassazione delle imprese si basa su due pilastri: la costituzione della base imponibile consolidata comune per l’imposta sulle società e la richiesta di far pagare le tasse alle aziende nei paesi in cui fanno i loro profitti.

La prima norma spingerebbe gli Stati membri ad accordarsi su quante tasse dovrebbero pagare le diverse società: ciò non significa che le tasse sarebbero armonizzate ma introdurrebbe maggiore trasparenza. La seconda norma spingerebbe le aziende a dichiarare i loro profitti.

La Commissione ha presentato le prime proposte per il piano d’azione il 28 gennaio.

La richiesta del Parlamento

 

La relazione dei deputati Anneliese Dodds (S&D, Regno Unito) e Luděk Niedermayer (PPE, Repubblica Ceca) invita la Commissione a stabilire una normativa per imporre agli Stati membri dell’UE di dichiarare le aliquote fiscali negoziate con le aziende.

La norma dovrebbe anche tutelare gli informatori che hanno permesso di scoprire scandali come Luxleaks e le società che hanno dichiarato quante tasse pagano paese per paese.

 

I deputati hanno accolto con favore le ultime proposte della Commissione. “L’assurdo risultato del regime fiscale accordato a Google nel Regno Unito è la migliore illustrazione della necessità di avere un unico regime europeo per tassare le aziende globali” ha dichiarato Alain Lamassoure (PPE).
Una concorrenza fiscale dilagante

Per equilibrare i loro bilanci, i governi dell’UE hanno tagliato le spese e hanno introdotto delle misure per stringere la cinghia. Allo stesso tempo, alcuni paesi hanno offerto alle multinazionali di pagare meno tasse, tagliando fuori gli altri paesi.

 

Il PE ha incaricato due commissioni di investigare e richiede alla Commissione delle norme per impedire queste pratiche.

 

Nell’ottobre 2015 la Commissione ha constatato che gli accordi fiscali offerti dal Lussemburgo a Fiat e dai Paesi Bassi a Starbucks erano illegali, stimati a 20-30 milioni di euro.

 

La deputata portoghese di centro sinistra Elisa Ferreira della commissione speciale sulla relazione ha avvertito: “Questi due casi dimostrano che la concorrenza fiscale tra gli Stati è una pratica comune nell’UE”.

 

Nel mese di gennaio, la Commissione ha ordinato al Belgio di recuperare 700.000.000 euro di tasse non pagate da 35 multinazionali. Questi ultimi hanno beneficiato di un regime fiscale particolare soprannominato ‘Solo in Belgio,’ che a parere della Commissione risulta illegale.

In novembre il Parlamento ha adottato la relazione speciale della commissione, chiedendo la segnalazione obbligatoria dei profitti e delle tasse delle multinazionali in ogni paese.

 

1 febbraio 2016

www.europarl.europa.eu