Il Presidente Antonio Tajani all’anniversario dell’Ue: “Dobbiamo essere fieri della nostra eredità”

Celebration of the ' 60 years of the Treaty of Rome ' in Campidoglio - Ceremony of the signature of the Rome declaration
Celebration of the ‘ 60 years of the Treaty of Rome ‘ in Campidoglio – Ceremony of the signature of the Rome declaration

“Il sogno di un’Europa unita rappresentava la via per lasciarsi per sempre alle spalle l’incubo della guerra”, ha detto Tajani a Roma dove ha partecipato alle celebrazioni per il 60 ° anniversario della creazione dell’Unione Europea. “Dobbiamo essere orgogliosi dell’eredità lasciata ai nostri figli: la libertà di viaggiare, studiare, lavorare, intraprendere, innovare”, ha sottolineato Tajani che ha firmato a nome del Parlamento Ue il testo della “Dichiarazione di Roma”. 

 

Il Presidente del Parlamento ha sottolineato l’importanza dei Trattati di Roma in questo momento storico. Si tratta dei testi che hanno gettato le fondamenta dell’Ue avviando il mercato comune.  “In questa sala, il 25 marzo del 1957, è cominciata la nostra grande avventura … Abbiamo bisogno di completare questa impresa enorme e sfruttare il potenziale che non è ancora stato utilizzato. E non dobbiamo mai dimenticare quale sarebbe il costo, non solo economico, senza l’Europa” ha ribadito Tajani.

 

Nel corso della sua visita a Roma Tajani ha incontrato il Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella, il Presidente del Senato Italiano Pietro Grasso e il Presidente della Camera dei Deputati Laura Boldrini. Presente a Roma anche una folta delegazione in rappresentanza del Parlamento Ue, presenti i Vicepresidenti i questori e capi  dei gruppi politici. Gli eurodeputati hanno preso parte al dibattito sul futuro dell’Unione e partecipato alla Marcia per l’Europa di sabato 25 marzo che ha visto manfiestare migliaia di persone per le strade della capitale italiana nel nome del progetto europeo.

 

Il Presidente del Parlamento ha anche incontrato Papa Francesco in Vaticano insieme al Capo del Governo Italiano Paolo Gentiloni, al Presidente della Commissione Jean-Claude Juncker, al Presidente del Consiglio Donald Tusk e ai 27 capi di Stato e di governo Ue.

 

Prima delle celebrazioni a Roma Tajani ha anche guidato la delegazione parlamentare europea in visita a Norcia, località duramente colpita dal sisma del Centro Italia, esprimendo il sostegno del Parlamento negli sforzi di ricostruzione del comune umbro.

 

Fonte: europarl.europa.eu

27/03/2017

Approvato il bilancio UE 2017: più sostegno per giovani e iniziative per la crescita

Nel bilancio per il prossimo anno, i deputati hanno ottenuto un maggiore sostegno per i giovani disoccupati e ulteriori fondi per incrementare le iniziative più importanti in favore delle PMI, i progetti per le infrastrutture di trasporto, la ricerca e la mobilità degli studenti con Erasmus+. Gli importi totali degli stanziamenti d’impegno nel bilancio 2017 ammontano a 157,86 miliardi di euro e 134,49 miliardi in stanziamenti di pagamento.

Campus
ln seguito all’approvazione formale del Consiglio dell’accordo in conciliazione con il Parlamento sul bilancio 2017, siglato il 28 novembre, il Parlamento ha approvato il bilancio con 438 voti in favore, 194 voti contrari e 7 astensioni. Successivamente è stato firmato dal Presidente Martin Schulz, rendendolo esecutivo.
“Abbiamo raggiunto i nostri obiettivi. Il bilancio 2017 si concentra chiaramente sulle nostre priorità: stimolare la crescita, creare posti di lavoro – soprattutto per i giovani – e affrontare la crisi migratoria. Gli ulteriore 500 milioni di euro che siamo riusciti a ottenere per l’iniziativa per occupazione giovanile rappresentano un chiaro segnale all’UE ad agire. Abbiamo anche fatto il possibile per affrontare le cause profonde della migrazione”, ha dichiarato il relatore per la sezione Commissione, Jens Geier (S&D, DE).
“E’ davvero deplorevole che la Commissione abbia ignorato la lettura del Parlamento e non sia riuscita ad aggiungere il punto che chiedeva di accantonare una parte dei compensi per gli ex commissari per poi liberarli a condizione che il codice di condotta fosse reso più rigoroso. Questa richiesta era stata approvata dal Parlamento a larga maggioranza e mirava a migliorare il comportamento dei commissari e, di conseguenza, l’immagine pubblica delle Istituzioni nel loro complesso”, ha dichiarato il relatore per le altre sezioni, Indrek Tarand (Verdi/ALE, EE).
“La proposta – che il Presidente Juncker ha recentemente inviato al Presidente Schulz per migliorare il codice di condotta – di prolungare il periodo di riflessione a due anni è un passo nella giusta direzione, ma non è sufficiente, poiché gli ex commissari ricevono la loro indennità transitoria per ben tre anni”, ha aggiunto.
Giovani, crescita e lavoro
Il Parlamento ha aggiunto ulteriori 500 milioni di euro al bilancio per l’iniziativa in favore dell’occupazione giovanile (YEI). Ulteriori 200 milioni di euro incrementeranno i progetti per crescita e occupazione, quali COSME (competitività delle piccole e medie imprese), il meccanismo per collegare l’Europa (CEF, finanziamento di progetti infrastrutturali), Orizzonte 2020 (progetti di ricerca) ed Erasmus+ (mobilità degli studenti).
Rifugiati e crisi migratoria
I deputati hanno inoltre previsto ulteriori 728 milioni di euro per un pacchetto volto principalmente a incrementare i fondi per la migrazione, inclusi 28 milioni di euro aggiuntivi per il sostegno a UNRWA per i rifugiati palestinesi (totale 310 milioni di euro) e 3 milioni in più per sostenere i colloqui di pace a Cipro (totale 34,8 milioni di euro).
Revisione del bilancio a lungo termine
Nel dibattito sulla revisione intermedia del bilancio a lungo termine dell’UE (quadro finanziario pluriennale 2014-2020), Ivan Korčok, per la Presidenza del Consiglio slovacca, ha promesso un pacchetto di revisione che permetta “di mobilitare oltre 6 miliardi di euro da destinare alle priorità più importanti fino alla fine di questa prospettiva finanziaria”, oltre a rendere il bilancio più flessibile.
I co-relatori del Parlamento Jan Olbrycht (PPE, PL) e Isabelle Thomas (S&D, FR) hanno accolto con favore gli sforzi del Consiglio, ma hanno ricordato che la proposta è ancora in discussione fra i governi nazionali. “Il lavoro è ancora in corso, non abbiamo ancora raggiunto il nostro obiettivo”, ha detto Olbrycht.

 

Procedura: bilancio

RIF. : 20161129IPR53614

 

 

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Il dizionario del bilancio Ue

Mercoledì 26 ottobre i parlamentari votano il bilancio 2017 e la revisione del quadro finanziario pluriennale 2014 – 2020. Nel pomeriggio dello stesso giorno, la Corte dei Conti europea renderà pubblica la valutazione sul bilancio 2015. Le terminologia utilizzata parlando di bilancio può risultare ostica, ecco un breve glossario.

 

Quadro finanziario pluriennale (QFP) – L’Ue adotta bilanci annuali ma è prevista una programmazione economica a più ampio raggio, a cadenza pluriennale. Il quadro finanziario pluriennale definisce le priorità verso cui indirizzare la spesa e gli importi massimi che si possono spendere nei vari settori. Il piano ha una durata di 7 anni.

Il QFP attuale è iniziato nel 2014 e terminerà nel 2020. Il parlamento ha richiesto una revisione di medio termine per valutare se le previsioni siano state rispettate e il piano sia ancora compatibile con la situazione attuale o necessiti modifiche.

 

Impegni e pagamenti – Per una gestione equilibrata dei fondi finanziari non bisogna soltanto tenere traccia delle spese passate ma anche prevedere quanto si pagherà in futuro. Per questo motivo il bilancio europeo si divide tra pagamenti (ciò che si spenderà nel prossimo anno) e impegni (le previsioni di spesa in progetti o misure oltre il prossimo anno)

 

Rimborso – La maggior parte della liquidità di cui dispone l’Unione europea proviene direttamente dagli stati membri. Si tratta di contributi nazionali calibrati sul reddito lordo di ogni paese e bilanciati in base al gettito IVA. Se uno stato membro versa molti più fondi di quanti ne riceva poi indietro dall’Europa, potrebbero esserci tensioni politiche.

I rimborsi servono proprio a ridurre gli squilibri di bilancio. Il più famoso è il rimborso britannico: il Regno Unito riceve indietro circa il 66 per cento dei contributi che versa all’Ue. Anche altri paesi beneficiano di rimborsi particolari.

Il Parlamento è dell’idea che queste forme di rimborso rendano il bilancio meno trasparente e spingano i singoli stati a concentrarsi sui loro interessi nazionali nelle negoziazioni piuttosto che riconoscere che il mercato interno e i progetti europei abbiano maggiori benefici per tutti. I parlamentari hanno richiesto una revisione del sistema di finanziamento del bilancio in modo che possano subentrare nuove modalità nell’ottica di garantire una maggiore trasparenza.

 

Gestione finanziaria condivisa – La Commissione europea è responsabile dell’attuazione della parte più importante del bilancio. I fondi vengono però delegati ai singoli stati membri che si occuperanno si scegliere a chi destinare i finanziamenti per l’agricoltura, per il sostegno alle piccole e medie imprese, per favorire l’occupazione e così via. La Commissione monitora questi fondi: può decidere di destinarne di più per certi progetti e può intraprendere azioni per recuperare somme di denaro indebitamente versate.

 

Frodi e irregolarità – Il bilancio europeo è controllato annualmente dalla Corte dei conti europea. Durante i controlli, i revisori dei conti possono rilevare delle irregolarità nell’attuazione del bilancio. Ad esempio, possono essere stati accettati rimborsi spese non validi o essere stati dati fondi ad alcuni agricoltori per più terreni di quanti ne dispongano. Alcune irregolarità sono attribuibili a semplici errori; in altri casi si tratta di frode.

Nella sua relazione annuale, la Corte dei conti afferma che il livello di errore nella spesa per il 2015 è stata circa del 3,8 per cento, dato inferiore rispetto agli anni precedenti ma ancora sopra il valore di riferimento fissato al 2 per cento.

 

Discarico – Il Parlamento europeo ha l’ultima parola sul bilancio europeo: è l’assemblea che decide se la Commissione europea e gli altri enti hanno attutato la loro previsione di bilancio in maniera soddisfacente. Tale pratica si chiama “discarico”; nel prendere la sua decisione finale, il Parlamento si basa sulle conclusioni della Corte dei Conti.

 

Fonte: europarl.europa.eu

Status di economia di mercato per la Cina: difendere l’industria europea e l’occupazione

Nella risoluzione non legislativa approvata giovedì, i deputati affermano che fintanto che la Cina non avrà soddisfatto i cinque criteri stabiliti dall’UE per definire le economie di mercato, le sue esportazioni verso l’UE devono essere trattate con una metodologia “non standard”, che serve a determinare se in Cina i prezzi delle esportazioni sono prezzi di mercato o oggetto di sovvenzioni, al fine di assicurare la parità di condizioni per l’industria UE e difendere l’occupazione.

 

Tuttavia, l’UE deve trovare il modo per fare tutto ciò in conformità con i suoi obblighi internazionali nell’Organizzazione mondiale del commercio (OMC), in particolare il protocollo OMC di adesione della Cina, che prevede cambiamenti nel modo in cui la Cina dovrà essere considerata dopo l’11 dicembre 2016. Nella risoluzione adottata con 546 voti favorevoli, 28 voti contrari e 77 astensioni, i deputati invitano la Commissione europea a presentare una proposta che trovi un equilibrio tra queste esigenze.

 

Impatto cinese sull’industria europea

 

I deputati esortano la Commissione a tener conto dei timori espressi dall’industria europea, dai sindacati e da altri soggetti interessati, circa le possibili conseguenze per l’occupazione, l’ambiente e la crescita economica nell’UE. La sovraccapacità produttiva della Cina e le conseguenti esportazioni a prezzi ridotti stanno già avendo “pesanti conseguenze sociali, economiche e ambientali nell’UE”, specialmente per quanto riguarda il settore siderurgico dell’UE.

 

I deputati sottolineano che 56 delle attuali 73 misure comunitarie antidumping in vigore si applicano alle importazioni dalla Cina.

 

La Cina un partner importante

 

I deputati ciononostante evidenziano “l’importanza del partenariato tra l’UE e la Cina”. La Cina è il secondo partner commerciale dell’UE e, con un interscambio commercial giornaliero di ben oltre 1 miliardo di euro, il mercato cinese “è stato il principale motore di redditività per una serie di industrie e marchi dell’UE”.

 

I deputati “si oppongono a qualsiasi concessione unilaterale alla Cina dello status di economia di mercato” e chiedono di coordinarsi con gli altri principali partner commerciali per giungere a un’interpretazione congiunta del diritto dell’OMC. Invitano la Commissione a utilizzare i prossimi vertici del G7 e del G20, nonché il vertice UE-Cina, per trovare una risposta compatibile con l’OMC.

 

Riformare la normativa UE antidumping

 

I deputati sottolineano la “necessità imminente” di una riforma generale degli strumenti di difesa commerciale dell’UE e invitano il Consiglio a sboccare una serie di proposte per modernizzarli, come già richiesto dal Parlamento nel 2014.

 

Prossime tappe

 

In un recente dibattito in plenaria su come trattare con le importazioni cinesi dopo l’11 dicembre 2016, il commissario europeo Vytenis Andriukaitis ha detto ai deputati che la Commissione sta lavorando a una nuova serie di normative che includeranno -nel rispetto delle norme dell’OMC – un sistema di difesa commerciale forte e che se ne sarebbe discusso “prima della pausa estiva”.

 

Se la Commissione europea dovesse proporre il riconoscimento della Cina come economia di mercato nel diritto comunitario, il Parlamento avrebbe il diritto di co-decisione con il Consiglio.

 

15 maggio 2016

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Invio dei dati verso gli Stati Uniti: come proteggere la privacy dalla sorveglianza di massa

Quando usi Facebook o Google, i tuoi dati personali, come le foto o le e-mail, sono memorizzati nei server americani. L’invio dei dati europei attraverso Atlantico è legale se le aziende americane si impegnano a trattare i dati rispettando le norme UE sulla privacy. Giovedì, i deputati hanno discusso un nuovo meccanismo di trasferimento di dati con gli esperti. Abbiamo intervistato Max Schrems, all’origine di questo dibattito.

 

Il nuovo meccanismo denominato lo “scudo UE-USA per la privacy” è stato concordato tra la Commissione europea e il governo degli Stati Uniti in febbraio per consentire il flusso di dati per scopi commerciali, e per assicurare che le informazioni personali dei cittadini europei siano adeguatamente tutelati.

Lo “Scudo per la privacy” è stato creato dopo che la Corte di giustizia europea ha annullato nel 2015 il vecchio sistema, conosciuto come “Porto sicuro”, perché non avrebbe garantito una protezione adeguata dei dati personali dei cittadini europei, in particolare rispetto alle attività di sorveglianza degli Stati Uniti, come rivelato da Edward Snowden nel 2013.

Nel corso di un’audizione nella commissione per le Libertà civili giovedì, i rappresentanti della Commissione e del governo degli Stati Uniti hanon sottolineato che un nuovo sistema fornirà maggiori garanzie sulla privacy per gli europei, limitando l’accesso del governo ai dati e permettendo di difendere i loro diritti nei tribunali degli Stati Uniti.

“Lo Scudo per la privacy non è come il Porto sicuro perché garantisce una protezione efficace dei diritti alla privacy dei cittadini europei” ha detto il deputato Axel Voss (PPE, Germania).

“Ci sono chiari miglioramenti rispetto al Porto sicuro” ha dichiarato la deputata Birgit Sippel (S&D, Germania), anche se ha espresso le sue preoccupazioni circa la possibilità di raccolta dei dati di massa.

Alcuni deputati e attivisti hanno espresso alcune critiche. “Ho grossi dubbi che questo accordo passi il test Schrems” ha detto la deputata Sophie in ‘t Veld (ALDE, Olanda), parlando delle garanzie contro la sorveglianza di massa.

“Abbiamo bisogno di un sistema capace di fornire una protezione reale e non solo alcune formulazioni che non funzionano” ha detto Max Schrems, lo studente di legge austriaco, il cui caso contro Facebook ha portato alla caduta del Porto sicuro.

Il Parlamento deve esprimere il proprio parere (non il consenso) prima che la Commissione possa adottare una “decisione sull’adeguatezza”, dichiarando che lo Scudo per la privacy offre un sufficiente livello di protezione dei dati, come prerequisito per l’accordo per entrare in vigore.

D’altra parte, l’approvazione del Parlamento sarà necessaria per l’accordo generale sulle garanzie di privacy per i trasferimenti di dati. Esso si aggiungerà agli accordi con gli Stati Uniti che consentono l’accesso alleinformazioni sui passeggeri aerei (PNR) e alle transazioni bancarie.

 

Link all’intervista

 

31 marzo 2016

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Regno Unito: i deputati discutono il futuro del paese in UE

I cittadini inglesi voteranno il 23 giugno l’adesione all’UE del proprio paese. Le conseguenze del referendum sono importanti per tutta l’Europa. Mercoledì 24 febbraio i deputati hanno evocato le possibili conseguenze e la maggior parte ha indicato che il paese starebbe meglio all’interno dell’UE, mentre altri hanno insistito sui benefici di un’uscita dall’UE.

 

Il dibattito durante la sessione plenaria a Bruxelles si è concentrato sul vertice UE del 18-19 febbraio improntato sulla crisi dei rifugiati e il referendum nel Regno Unito.

ll 19 febbraio gli Stati membri hanno concordato un accordo in risposta alle richieste inviate dal governo inglese per una riforma della sua adesione all’UE. Tale accordo dispensa il Regno Unito dall’obbligo di prodigarsi per un’unione sempre più coesa e l’accesso ai lavoratori provenienti dai paesi dell’UE di un accesso immediato agli aiuti e agli alloggi sociali, così come non richiede ai paesi fuori dall’Euro zona di sostenere le spese per la moneta unica.

Il premier britannico David Cameron ha annunciato che l’accordo è sufficiente per attivare una campagna per richiedere ai suoi cittadini di rimanere in Europa. L’accordo entrerà in vigore solo se i cittadini inglesi voteranno a favore della permanenza.

Durante il dibattito in plenaria, Jean-Claude Juncker, il presidente della Commissione europea: “Il premier britannico ha ottenuto il massimo che poteva ottenere e gli altri Stati membri hanno offerto tutto ciò che potevano offrire. Penso che l’accordo con il Regno Unito sia giusto, equilibrato e conforme ai grandi principi dell’UE e tiene conto della preoccupazioni, le richieste e i suggerimenti del Regno Unito”.

Manfred Weber, il leader tedesco del PPE, ha detto: “Noi sosteniamo l’essenza dell’accordo. Se i cittadini sceglieranno di rimanere all’interno dell’UE, troveranno un partner leale nel PPE”. Tuttavia, ha anche avvertito che questo era l’unico accordo disponibile e che non ci sarebbe stata nessuna trattativa supplementare.

Alcuni deputati del Regno Unito, come il segretario della giustizia Michael Gove e il ministro dei diritti umaniDominic Raab, hanno sostenuto che la Corte di giustizia europea sarebbe in grado di annullare l’accordo. Durante il dibattito in plenaria Tusk ha insistito sul fatto che l’accordo UE ha approvato la scorsa settimana è stato “legalmente vincolante e irreversibile” e che “non può essere annullato dalla Corte di giustizia europea”.

 

Secondo Gabriele Zimmer, la presidente tedesca della Sinistra Unita, ha criticato l’accordo per la rimozione dell’essenza sociale dell’UE. Con l’approvazione di un modello radicale del mercato anglosassone, Margaret Thatcher è resuscitata.

Il ruolo del Regno Unito nell’UE

I deputati hanno anche sottolineato il ruolo positivo svolto dal Regno Unito in Europa.

Gianni Pittella, presidente italiano di S&D, ha sottolineato il contributo del Regno Unito per la difesa dei principi europei: “Il Regno Unito ha fatto tanto, è stato un vettore di pace e di democrazia. Il posto migliore per lottare per questi principi è l’Unione europea”. Ha anche insistito sul fatto che l’adesione del Regno Unito nell’UE è stato più di un matrimonio di convenienza: “Il Regno Unito è parte integrante dell’Europa. Senza la Gran Bretagna, l’Europa non sarebbe la stessa cosa”.

Rebecca Harms, la co-presidente tedesca dei Verdi ha spiegato: “Penso che sia molto chiaro che dobbiamo lavorare con il Regno Unito. L’UE sarà meglio con il Regno Unito”.

 

Le conseguenze del Brexit

 

Quali sarebbero le possibili conseguenze di un’uscita del Regno Unito? Il presidente del Consiglio Donald Tusk ha detto: “L’Europa cambierà e per sempre. Sarà un cambiamento in peggio. Naturalmente questa è la mia opinione personale. Lunedì il primo ministro Cameron ha detto alla Camera dei Comuni che ora non è il momento di dividere l’Occidente. Non potrei essere più d’accordo”.

“Sosterrò la campagna per far rimanere il Regno Unito nell’Unione europea”, ha detto Ashley Fox, deputato britannico del gruppo ECR. “Il mio ragionamento è semplice. La ripresa economica del Regno Unito, anche se buona, è ancora fragile e non voglio metterla a rischio uscendo dal mercato unico. Credo anche che la mia circoscrizione sarà più sicura se continuiamo la collaborazione con i nostri partner europei”.

 

Tre deputati sono stati incaricati di negoziare l’accordo con il Regno Unito a nome del Parlamento: Guy Verhofstadt, Elmar Brok e Roberto Gualtieri.

Guy Verhofstadt, presidente belga del gruppo ALDE, ha dichiarato: “Gli unici che guadagneranno qualcosa da un’Europa divisa sono Vladimir Putin, Bashar Al- Assad, l’ISIS… Invece di discutere su come affrontarli, stiamo mostrando che per il momento siamo divisi e deboli”.

 

Elmar Brok, deputato tedesco del PPE, ha sottolineato che il Regno Unito non potrà esistere sulla scena internazionale a meno che non agisca insieme all’Europa: “Gli stati nazionali non possono ottenere le cose da soli. Dobbiamo realizzare i progetti insieme”.
Roberto Gualtieri, deputato italiano del gruppo S&D, ha dichiarato che il Parlamento non avrebbe cercato di prevenire o ritardare l’attuazione dell’accordo Regno Unito-UE. “Politicamente parlando, questo dibattito dimostra che vi è un’ampia maggioranza. Saremo giusti, manterremo la nostra parola, ma ora i cittadini britannici devono salvaguardare la loro ricchezza e il loro futuro”.

 

Non tutti la pensano così. Il referendum “è per il Regno Unito l’opportunità di guardarsi indietro e di misurare i vantaggi della propria adesione” ha detto Marine Le Pen, co-presidente francese del gruppo ENF. “Se vincerà l’uscita dall’UE, sceglieranno per la libertà, la sovranità e troveranno il modo per risolvere i problemi del mondo moderno”.

Nigel Farage, co-presidente inglese del gruppo EFDD, ha dichiarato che il Regno Unito sarebbe più sicuro fuori dell’UE: “I cittadini inglesi decideranno l’opzione più sicura: è sicuro di rimanere all’interno di un’organizzazione il cui proprio capo di polizia dice che ci sono tra i tre e i cinquemila terroristi che sono ormai prossimi al nostro continente attraverso le crisi dei migranti o è più sicuro di riprendere il controllo dei nostri confini e la nostra democrazia?”.

Diane Dodds, deputata inglese non iscritta, ha detto: “Non ci sarà alcuna garanzia per il trattato. Questo Parlamento può disfare l’accordo così come la Corte di giustizia europea. Ci troviamo di fronte ad una farsa, un tentativo di ingannare i cittadini inglesi. Il mio messaggio per la mia circoscrizione è: ‘Non ci stiamo. Crediamo nel nostro Regno Unito'”.

 

Fonte: europarl.europa.eu

25 Febbraio 2016

Imposte societarie: la Commissione presenta il piano per tasse più equee

Il 2 febbraio alle ore 15, la Commissione presenterà ai deputati il piano UE per rendere le tasse societarie più equee. L’elusione fiscale costa tra i 50 e i 70 miliardi di euro all’anno. Uno scandalo emerso anche durante le inchieste legate a Luxleaks, ha dimostrato che le multinazionali hanno ottenuto degli accordi finanziari vantaggiosi con alcuni Stati membri. Il PE ha incaricato due commissioni di investigare e richiede alla Commissione delle norme per impedire queste pratiche.

 

Segui il dibattito il 2 febbraio alle ore 15.

 

Il piano d’azione della Commissione in materia di tassazione delle imprese si basa su due pilastri: la costituzione della base imponibile consolidata comune per l’imposta sulle società e la richiesta di far pagare le tasse alle aziende nei paesi in cui fanno i loro profitti.

La prima norma spingerebbe gli Stati membri ad accordarsi su quante tasse dovrebbero pagare le diverse società: ciò non significa che le tasse sarebbero armonizzate ma introdurrebbe maggiore trasparenza. La seconda norma spingerebbe le aziende a dichiarare i loro profitti.

La Commissione ha presentato le prime proposte per il piano d’azione il 28 gennaio.

La richiesta del Parlamento

 

La relazione dei deputati Anneliese Dodds (S&D, Regno Unito) e Luděk Niedermayer (PPE, Repubblica Ceca) invita la Commissione a stabilire una normativa per imporre agli Stati membri dell’UE di dichiarare le aliquote fiscali negoziate con le aziende.

La norma dovrebbe anche tutelare gli informatori che hanno permesso di scoprire scandali come Luxleaks e le società che hanno dichiarato quante tasse pagano paese per paese.

 

I deputati hanno accolto con favore le ultime proposte della Commissione. “L’assurdo risultato del regime fiscale accordato a Google nel Regno Unito è la migliore illustrazione della necessità di avere un unico regime europeo per tassare le aziende globali” ha dichiarato Alain Lamassoure (PPE).
Una concorrenza fiscale dilagante

Per equilibrare i loro bilanci, i governi dell’UE hanno tagliato le spese e hanno introdotto delle misure per stringere la cinghia. Allo stesso tempo, alcuni paesi hanno offerto alle multinazionali di pagare meno tasse, tagliando fuori gli altri paesi.

 

Il PE ha incaricato due commissioni di investigare e richiede alla Commissione delle norme per impedire queste pratiche.

 

Nell’ottobre 2015 la Commissione ha constatato che gli accordi fiscali offerti dal Lussemburgo a Fiat e dai Paesi Bassi a Starbucks erano illegali, stimati a 20-30 milioni di euro.

 

La deputata portoghese di centro sinistra Elisa Ferreira della commissione speciale sulla relazione ha avvertito: “Questi due casi dimostrano che la concorrenza fiscale tra gli Stati è una pratica comune nell’UE”.

 

Nel mese di gennaio, la Commissione ha ordinato al Belgio di recuperare 700.000.000 euro di tasse non pagate da 35 multinazionali. Questi ultimi hanno beneficiato di un regime fiscale particolare soprannominato ‘Solo in Belgio,’ che a parere della Commissione risulta illegale.

In novembre il Parlamento ha adottato la relazione speciale della commissione, chiedendo la segnalazione obbligatoria dei profitti e delle tasse delle multinazionali in ogni paese.

 

1 febbraio 2016

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VIDEO – I momenti più importanti del 2015

 

Il 2016 si avvicina ed è tempo di riassumere i momenti più significativi dello scorso anno: la crisi dei rifugiati e gli attacchi terroristici che l’Unione europea sta combattendo. Tra gli altri eventi, il PE ha discusso gli accordi fiscali, la situazione in Grecia e il TTIP tra l’UE e gli Stati Uniti.

 

È stato un anno molto impegnativo per l’Europa, segnato dalla crisi dei rifugiati. In seduta plenaria, il presidente francese François Hollande e la cancelliera tedesca Angela Merkel hanno discusso la questione con i deputati.

A seguito degli attacchi terroristici in Francia, la lotta contro il terrorismo è diventata la priorità del Parlamento europeo.

Sulla scia delle rivelazioni “Luxleaks”, la commissione speciale del Parlamento sugli accordi fiscali ha votato delle misure volte a migliorare la trasparenza sulla trasparenza fiscale.

Raif Badawi, un blogger dell’Arabia Saudita, sta scontando una pena di 10 anni in prigione accusato di “aver insultato l’Islam” sul suo sito web. Ha vinto il Premio Sacharov per la libertà di pensiero 2015, mentre il Premio LUX è stato assegnato alla regista turco-francese Deniz Gamze Ergüven, per il suo film Mustang.

Il primo ministro greco Alexis Tsipras è venuto in Parlamento per discutere la difficile situazione in Grecia.

Guarda il video per seguire i momenti più importanti del 2015, tra cui la nuova normativa sul roaming e la direttiva sui sacchetti di plastica.

 

2 gennaio 2016

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Boldrini: “Elezioni europee, le stesse liste in tutti gli Stati membri”

Intervista alla presidente della Camera, che domani porta a Bruxelles un documento per il federalismo con l’adesione di nove Parlamenti e presenta le sue proposte per un nuovo assetto istituzionale dell’Ue. Bene gli aiuti Ue alla Turchia per i rifugiati, ma questo non deve impedire loro di partire

 

Roma – “Abbiamo bisogno di una Unione europea 2.0. Il percorso fatto fin qui è stato importante, ma dobbiamo entrare in una nuova fase. La crisi dovrebbe spingerci a farlo, perché ha messo in evidenza tutte le debolezze dell’attuale assetto europeo”. La presidente della Camera, Laura Boldrini, vuole dare una spinta verso il federalismo. Proverà a farlo portando domani a Bruxelles il documento ‘Più integrazione europea: la strada da percorrere’firmato a Roma lo scorso 14 settembre, insieme con i suoi colleghi di Francia, Germania e Lussemburgo, ai quali se ne sono aggiunti altri 5 e ulteriori adesioni arriveranno presumibilmente dagli incontri che la terza carica dello Stato ha già in programma per il 2016. Intervistata da Eunews, alla vigilia del suo viaggio, Boldrini parla di terrorismo, Siria, migranti e soprattutto di ‘rivoluzioni’ da introdurre nell’architettura dell’Unione, tra le quali una legge elettorale unica per le europee, con le stesse liste in tutti gli Stati membri.

Presidente, qual è la proposta per l’Europa che porterà domani a Bruxelles?

Nel documento del 14 settembre diciamo che noi, presidenti di Assemblee elettive nazionali, siamo disposti a condividere sovranità allo scopo di avere un’Europa più forte, un’Europa politica, perché le sfide che abbiamo di fronte richiedono maggiore integrazione. Serve un’Unione europea sempre più attenta ai bisogni dei cittadini e all’impatto sociale delle misure economiche. Bisogna cambiare rotta perché l’Ue, così com’è, ha fatto allontanare i cittadini, non piace più ai giovani. Dobbiamo avere il coraggio e la forza di uscire da questo stallo. Se non lo facciamo adesso rischiamo di perdere tutto il cammino fatto fin qui. Noi quattro presidenti abbiamo voluto prendere questa iniziativa perché riteniamo che i Parlamenti abbiano un ruolo essenziale nella costruzione di questa nuova Europa.

Come si concilia l’ulteriore cessione di sovranità con il maggior ruolo che chiedete per i Parlamenti nazionali?

Nel Trattato sull’Unione europea, la legittimità dell’Ue nasce proprio dai Parlamenti. Quello europeo e quelli nazionali che danno gli indirizzi ai rispettivi governi. È importante che questo avvenga in maniera più sistematica e che sia messo in atto in tutti i Paesi. In Italia, prima di partecipare a un Consiglio europeo, il presidente del Consiglio dei ministri viene in Parlamento, dove vengono votate delle risoluzioni sulla linea che il governo porterà in sede europea. In alcuni Paesi non c’è un passaggio di questo genere. Riguardo poi al rapporto tra Parlamento europeo e Parlamenti nazionali non c’è competizione, anzi ci dovrebbe essere ancora più cooperazione.

Qual è il livello di collaborazione tra il Parlamento Italiano e quello europeo nell’attività legislativa?

Secondo me in questo Parlamento la mettiamo in atto abbastanza. Diciamo che questa Camera è molto europeista. Per quanto riguarda l’ambito europeo, il Parlamento dovrebbe avere l’ultima parola nell’iter legislativo, ma oggi non è così. Per questo penso debba esserci maggiore legittimazione, perché sono i Parlamenti che rappresentano i cittadini. Il Parlamento comunitario ha forse un limite nel fatto che ogni Paese presenta i propri candidati alle elezioni europee. Io vedrei invece un sistema in cui i candidati possano essere eletti sulla base di liste transnazionali in ciascuno dei Paesi membri.

Parla di una legge elettorale unica?

Una legge elettorale unica, con delle liste uguali in tutti gli Stati membri e che siano espresse dai partiti europei, non da quelli nazionali. Il candidato può presentarsi in ogni Paese e fare campagna elettorale in tutti gli Stati membri. Questo darebbe più rappresentanza europea anziché nazionale. Immagina come sarebbe diverso?

In effetti, spesso a Strasburgo si creano alleanze sulla base degli interessi nazionali invece che sull’appartenenza politica. Un situazione che riflette le dinamiche del Consiglio europeo.

Esatto. Ma se in Consiglio ognuno cerca di tutelare i propri interessi nazionali, all’Europa chi ci pensa? Con queste modalità l’Europa perde terreno perché ognuno bada alla propria opinione pubblica, ai propri interessi domestici. Bisogna rilanciare invece sul piano dell’Unione federale di Stati, con una cabina centrale che rappresenti tutta l’Unione e poi gli Stati ai quali rimane la gestione degli affari domestici.

Lei presidente Boldrini  propone di assegnare al Parlamento europeo il potere legislativo e alla Commissione quello esecutivo. Quale dovrebbe essere il ruolo del Consiglio?

Si può discutere. Potrebbe essere una sorta di Senato (leggi, a questo proposito, l’intervista di Vannino Chiti a Eunewsndr) in cui siedono i capi di stato e di governo. Le autonomie locali, diciamo. Oppure ci può essere un sistema a più livelli. Sono diversi gli impianti da studiare. Non voglio prospettare adesso un format già chiuso. Ritengo sia necessario discuterne e trovo essenziale che questo dibattito sia sviluppato anche dal mondo universitario e delle associazioni, per questo a gennaio, a Montecitorio, faremo un incontro sull’architettura europea con diversi accademici e con giovani federalisti.

Secondo l’Eurobarometro, solo il 44% degli italiani si interessa alle questioni europee e appena il 40% ritiene che l’Italia abbia avuto dei vantaggi dall’adesione all’Ue. Si è perso il sostegno dei cittadini al progetto europeo?

Non mi meraviglia e mi dispiace enormemente questo risultato. Evidentemente non facciamo abbastanza per spiegare il ruolo che l’Europa ha avuto per farci vivere meglio. Molte conquiste si danno per scontate. I nostri giovani spesso non hanno contezza di come si vivesse prima: degli impedimenti per viaggiare, per andare a studiare in un altro Paese, per cambiare la moneta, per attraversare le frontiere, lavorare in altri Stati. Capisco che un giovane, oggi, non sia innamorato dell’Europa. Ne ha conosciuta una che è sacrifici, austerità, mancanza di prospettiva, di lavoro. Per questo non possiamo stare fermi, altrimenti perdiamo tutto e diamo la possibilità a chi è contro l’Europa di ripristinare un sistema anacronistico di piccole patrie.

Si va verso un’Europa a due velocità? L’ex presidente della Commissione, Romano Prodi, ritiene che il referendum sulla Brexit conduca inevitabilmente a questa strada.

Idealmente sarebbe opportuno procedere tutti insieme, perché questa è la famiglia Unione europea. Realisticamente, però, anch’io penso che si rischia di rimanere fermi se si aspetta che tutti si convincano della necessità di andare avanti. A un certo punto bisognerà dire chiaramente chi ci sta a fare un salto in avanti, per condividere più sovranità, e chi no. In fondo, l’eurozona ha già fatto una scelta di condivisione di sovranità nelle materie di finanza pubblica. Manca tutto il resto, in particolare il coordinamento delle politiche per la crescita, l’occupazione e la materia sociale.

II problema nell’Area euro è di legittimazione democratica? Ad esempio, la politica monetaria è affidata a un organismo tecnico, la Bce. La si dovrebbe ricondurre sotto la responsabilità di una istituzione politica?

C’è chi pensa questo. Il ministro dell’Economia tedesco, Wolfgang Schaeuble, propone di istituire un ministro delle Finanze dell’Eurozona. Io punterei su un altro tipo di figura. Ad esempio, come esiste l’Eurogruppo, ritengo sia importante avere un Consiglio dell’economia reale, che si occupi di lavoro e affari sociali. Servirebbe poi un Parlamento dell’Eurozona. Se riteniamo si possa fare un esperimento di maggior condivisione di sovranità all’interno di un club più ristretto, di 19 su 28, allora bisogna mettere a punto un sistema che preveda anche la legittimazione democratica di questo impianto. Ritengo che questo dibattito debba svilupparsi il più rapidamente possibile. Mi sembra che siamo usciti dall’empasse, però adesso bisogna stringere e passare alle prossime azioni. Bisogna capire se si può mettere a punto una strategia a trattati vigenti, oppure se dobbiamo uscire dalla griglia dei trattati vigenti per fare qualcosa che sia più innovativo e più rivoluzionario.

Nella sua visita a Bruxelles, cosa dirà a chi mette in discussione il trattato di Schengen in nome della sicurezza contro il terrorismo?

Chi sostiene che bisogna rivedere Schengen o chiudere le frontiere dà forti indizi di debolezza, di incapacità di gestire un momento difficile senza rinunciare a conquiste democratiche che hanno consentito la realizzazione del grande progetto politico dell’Unione europea. Chi ci rinuncia è come se si fosse già arreso alla minaccia terroristica, che vuole proprio colpirci nelle nostre libertà e nei nostri valori. Quindi per me è un no su tutta la linea.

I pochi progressi a Bruxelles sull’Agenda europea per i migranti  si sono raggiunti a fatica. Dopo gli attentati di Parigi si rischia un ulteriore rallentamento in nome della sicurezza.

Invece si deve andare avanti, perché è chiaro a tutti che la questione migratoria e quella dell’asilo possono essere affrontate efficacemente solo se lo si fa tutti insieme. Nessuno si può chiamare fuori. Dobbiamo avere sempre chiara la fotografia: se in Siria 12 milioni di persone sono state costrette a lasciare casa, e la metà è rifugiata nei paesi confinanti, di cui 2 milioni solo in Turchia, noi 28 Paesi dell’Ue non possiamo non saper gestire l’arrivo di 800 mila persone quest’anno. È imperativo che si affronti questo fenomeno in modo coordinato, facendo capo alla Commissione europea e mettendo in pratica la sua proposta. Le resistenze ci sono state e ci saranno, ma questa è la linea da seguire.

Quando si è siglato l’accordo tra l’Ue e Ankara, con l’impegno a versare 3 miliardi di euro alla Turchia pur di fare rimanere lì i profughi siriani, ci sono state meno resistenze. Ritiene che così siano a rischio i diritti dei rifugiati?

Che l’Ue dia alla Turchia risorse per contribuire a gestire la presenza di 2 milioni di rifugiati sul suo territorio mi sembra condivisibile e opportuno, perché la Turchia sostiene di aver investito in questi anni svariati miliardi di euro per l’assistenza e l’accoglienza dei rifugiati. Detto ciò, è importante che queste persone vedano rispettati i loro diritti. Dare un sostegno economico alla Turchia per i rifugiati non può voler dire che ci deve essere un impedimento a lasciare il territorio. Anche perché non funzionerebbe. In passato si è cercato di farlo nella Libia di Gheddafi e non ha funzionato. L’unico modo per diminuire il flusso di rifugiati è far cessare la guerra.

Presidente Boldrini, il Parlamento darebbe il via libera alla partecipazione italiana a un intervento in Siria, come Francia, Inghilterra e Germania?

Non mi pare che questa prospettiva sia all’ordine del giorno. La guerra al terrorismo si può fare in molti modi. Non possiamo permetterci di stare fermi, un’azione di contrasto va fatta, ma con i mezzi più appropriati. È indispensabile tagliare i finanziamenti a Daesh, non comprare il petrolio estratto nei territori sotto il suo controllo, non vendere armi in maniera diretta o attraverso triangolazioni, essere più presenti nel contrasto telematico perché il proselitismo e la radicalizzazione avanzano soprattutto attraverso i canali digitali, avere sistemi di intelligence che interagiscono, sistemi di polizia capaci di scambiarsi informazioni: tutti strumenti che ritengo molto più efficaci. Oggi in Siria ci sono diverse guerre, non ce n’è solo una. Fare una guerra senza una strategia politica è un azzardo che non possiamo permetterci.

Con una strategia sarebbe giusto intervenire?

La strategia la si elabora a livello politico. Se attorno al tavolo di Vienna si raggiunge un accordo politico, la guerra finisce in un mese. Nel momento in cui chi è dietro alle guerre per procura  – perché in alcuni casi di questo si tratta – decide di fermarsi, se si tagliano i finanziamenti, se non arrivano più armi, allora Daesh si sgonfia nel giro di pochissimo e perde anche la sua forza attrattiva.

 

9 Dicembre 2015

www.eunews.it

Europol: aiutare gli Stati membri nella lotta contro la criminalità internazionale

Le reti criminali e terroristiche sono una minaccia per tutti i cittadini dell’UE. Europol, l’ufficio europeo di polizia, assiste gli Stati membri nella lotta contro la criminalità internazionale e il terrorismo. Tuttavia, le minacce evolvono rapidamente e i governi hanno deciso di aggiornare le capacità antiterrorismo di Europol. Lunedì, la commissione per le Libertà civili vota le nuove competenze di Europol.

 

Le forze dell’ordine di Europol mirano a rafforzare e migliorare la cooperazione tra Stati membri per la prevenzione e la lotta contro tutte le forme di criminalità internazionale. Europol lavora anche a stretto contatto con altri paesi come gli Stati Uniti, il Canada, l’Australia e la Norvegia.

Europol si occupa di numerosi aspetti della criminalità internazionale: il traffico di droga, le reti illegali di immigrazione e il traffico di esseri umani, la pornografia infantile, la criminalità informatica, i lriciclaggio di denaro e la falsificazione dell’euro.

Cooperazione e competenza
Parte del personale Europol proviene dalle forze dell’ordine degli Stati membri, tra cui polizia, la polizia frontiera, doganale e dai servizi di sicurezza. Gli agenti dell’Europol non hanno poteri diretti di arresto, né hanno il potere di condurre indagini negli Stati membri.

 

Europol assistere le autorità nazionali attraverso lo scambio di informazioni, analisi di intelligence, valutazione delle minacce, competenze tecniche e formazione. Ogni anno, gli Stati membri si basano sul loro sostegno per realizzare oltre 18.000 indagini transfrontaliere.
Questa estate è stata annunciata la creazione di una nuova unità di cyber-polizia proveniente da tutta Europa, coordinata da Europol, che avrà come obiettivo quello di rintracciare e smantellare la presenza dell’ISIS sui social media, un elemento importante della radicalizzazione in Europa.

 

1 Dicembre 2015

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