Valute virtuali: controllo per evitare riciclaggio e finanziamento terrorismo

La Commissione europea dovrebbe creare una task force per regolamentare le valute virtuali come i Bitcoin e scongiurare che il loro utilizzo agevoli il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo. È la proposta del Parlamento votata giovedì in una risoluzione non vincolante.

 

Nella risoluzione, redatta da Jakob von Weizsäcker (S&D, DE), si suggerisce che tale task force, che dovrebbe essere supervisionata dalla Commissione, dovrebbe avere il potere di formulare raccomandazioni per qualsiasi legislazione necessaria alla regolamentazione del settore. I deputati mettono in guardia contro un approccio troppo rigido nei confronti di questa nuova tecnologia, poiché può offrire importanti opportunità per i consumatori e per lo sviluppo economico.

“Per evitare di frenare l’innovazione, privilegiamo un monitoraggio precauzionale a una regolamentazione preventiva. Le innovazioni tecnologiche possono diffondersi molto rapidamente e diventare sistemiche. È per questo che chiediamo alla Commissione di istituire una task force che monitori attivamente l’evoluzione della tecnologia e, in caso di necessità, avanzi proposte tempestive per una regolamentazione specifica”, ha sottolineato il relatore von Weizsäcker.

La Commissione sta attualmente esaminando diverse proposte per rendere le piattaforme di cambio delle valute virtuali conformi alla direttiva europea in vigore sul riciclaggio di denaro nell’UE, che è prossima a un aggiornamento. Tra queste proposte, è prevista una misura che richiederebbe alle piattaforme di rispettare la “dovuta diligenza” quando i clienti effettuano lo scambio tra le valute virtuali e quelle reali. Con questa misura, l’anonimato che caratterizza tali scambi avrebbe fine. I regolatori temono che il sistema attuale aiuti il riciclaggio di denaro e il finanziamento delle organizzazioni terroristiche.

La proposta del Parlamento è stata approvata con 542 voti favorevoli, 51contrari e 11 astensioni e sarà ora inviata alla Commissione Europea, che dovrà esaminarla.

 

Fonte: europarl.europa.eu

3 Giugno 2016

Riconoscimento dei diritti dei lavoratori domestici e delle badanti nell’UE

Ai lavoratori domestici e ai prestatori di assistenza, la maggior parte dei quali sono donne migranti, dovrebbe essere garantito uno status giuridico comunitario. In una risoluzione votata giovedì, i deputati affermano che il riconoscimento della professione dovrebbe scoraggiare il traffico di esseri umani e lo sfruttamento.

Nel testo, s’invita inoltre a stabilire modelli di facile interpretazione per le relazioni giuridiche tra lavoratori e datori di lavoro, citando esempi virtuosi in Belgio e in Francia, per mettere fine alla precarietà e al lavoro domestico sommerso.

“I lavoratori domestici e i badanti ci permettono di seguire la nostra carriera e approfittare della nostra vita sociale. A loro affidiamo le nostre case, i nostri figli, i nostri genitori. Ma, sono invisibili, non dichiarati, vittime di insicurezza e di esclusione sociale. Inoltre, la maggior parte sono donne, che lavorano per tante ore, senza giorni di riposo, senza copertura medica o piani pensionistici”, ha dichiarato la relatrice Kostadinka Kuneva(GUE/NGL, EL).

“L’invecchiamento della nostra popolazione e il fatto che le donne stiano entrando nel mercato del lavoro significa che ne abbiamo una sempre maggiore necessità. Eppure, gli Stati membri dell’UE continuare a permettere loro di lavorare nell’economia sommersa”, ha aggiunto.

La risoluzione è stata approvata con 279 voti favorevoli, 105 voti contrari e 204 astensioni.

 

Dignità per i lavoratori domestici

Nel testo si sottolinea la necessità di un’adeguata rappresentazione dei lavoratori domestici e dei badanti in tutte le leggi nazionali in materia di lavoro, sanità, assistenza sociale e anti-discriminazione, oltre alla possibilità per i lavoratori domestici di aderire alle organizzazioni di sindacali. Inoltre, gli Stati membri dovrebbero garantire un accesso più ampio a cure di qualità a costi accessibili, ad esempio per i bambini e per gli anziani, così da scoraggiare l’assunzione illegale di badanti ma anche fornire possibilità di carriera per questo tipo di lavoratori domestici in servizi di assistenza sociale.

I deputati chiedono la “professionalizzazione” del lavoro domestico per trasformare la precarietà e il lavoro femminile sommerso in un lavoro riconosciuto, che consentirebbe ai lavoratori domestici e alle badanti di godere di diritti sociali. Hanno inoltre invitato la Commissione a proporre una normativa per il riconoscimento dello status di assistenti non professionisti, che offra loro la retribuzione e la protezione sociale durante il periodo in cui sono occupati.

 

Combattere il lavoro nero, il traffico e l’abuso delle donne migranti

Nel testo si specifica che la maggior parte dei collaboratori domestici e dei prestatori di assistenza sono donne immigrate, molte delle quali vivono in una condizione irregolare e si sottolinea che la loro integrazione sociale e culturale sarebbe facilitata dall’integrazione nel mercato del lavoro.

Nella risoluzione si sottolinea la necessità di meccanismi di ispezione e sanzioni efficaci, che possono fermare il traffico di esseri umani e lo sfruttamento, anche di tipo economico, dei lavoratori domestici.

 

Fonte: europarl.europa.eu

28 Aprile 2016

Invio dei dati verso gli Stati Uniti: come proteggere la privacy dalla sorveglianza di massa

Quando usi Facebook o Google, i tuoi dati personali, come le foto o le e-mail, sono memorizzati nei server americani. L’invio dei dati europei attraverso Atlantico è legale se le aziende americane si impegnano a trattare i dati rispettando le norme UE sulla privacy. Giovedì, i deputati hanno discusso un nuovo meccanismo di trasferimento di dati con gli esperti. Abbiamo intervistato Max Schrems, all’origine di questo dibattito.

 

Il nuovo meccanismo denominato lo “scudo UE-USA per la privacy” è stato concordato tra la Commissione europea e il governo degli Stati Uniti in febbraio per consentire il flusso di dati per scopi commerciali, e per assicurare che le informazioni personali dei cittadini europei siano adeguatamente tutelati.

Lo “Scudo per la privacy” è stato creato dopo che la Corte di giustizia europea ha annullato nel 2015 il vecchio sistema, conosciuto come “Porto sicuro”, perché non avrebbe garantito una protezione adeguata dei dati personali dei cittadini europei, in particolare rispetto alle attività di sorveglianza degli Stati Uniti, come rivelato da Edward Snowden nel 2013.

Nel corso di un’audizione nella commissione per le Libertà civili giovedì, i rappresentanti della Commissione e del governo degli Stati Uniti hanon sottolineato che un nuovo sistema fornirà maggiori garanzie sulla privacy per gli europei, limitando l’accesso del governo ai dati e permettendo di difendere i loro diritti nei tribunali degli Stati Uniti.

“Lo Scudo per la privacy non è come il Porto sicuro perché garantisce una protezione efficace dei diritti alla privacy dei cittadini europei” ha detto il deputato Axel Voss (PPE, Germania).

“Ci sono chiari miglioramenti rispetto al Porto sicuro” ha dichiarato la deputata Birgit Sippel (S&D, Germania), anche se ha espresso le sue preoccupazioni circa la possibilità di raccolta dei dati di massa.

Alcuni deputati e attivisti hanno espresso alcune critiche. “Ho grossi dubbi che questo accordo passi il test Schrems” ha detto la deputata Sophie in ‘t Veld (ALDE, Olanda), parlando delle garanzie contro la sorveglianza di massa.

“Abbiamo bisogno di un sistema capace di fornire una protezione reale e non solo alcune formulazioni che non funzionano” ha detto Max Schrems, lo studente di legge austriaco, il cui caso contro Facebook ha portato alla caduta del Porto sicuro.

Il Parlamento deve esprimere il proprio parere (non il consenso) prima che la Commissione possa adottare una “decisione sull’adeguatezza”, dichiarando che lo Scudo per la privacy offre un sufficiente livello di protezione dei dati, come prerequisito per l’accordo per entrare in vigore.

D’altra parte, l’approvazione del Parlamento sarà necessaria per l’accordo generale sulle garanzie di privacy per i trasferimenti di dati. Esso si aggiungerà agli accordi con gli Stati Uniti che consentono l’accesso alleinformazioni sui passeggeri aerei (PNR) e alle transazioni bancarie.

 

Link all’intervista

 

31 marzo 2016

www.europarl.europa.eu

Turchia: i deputati valutano la risposta alla crisi dei rifugiati

Gülhan era una studentessa di fisica presso l’Università di Tishreen Latakia quando è scoppiata la guerra civile in Siria. Oggi ha 32 anni. Ne ha già trascorsi quattro nel campo profughi di Osmaniye, nel sud della Turchia, con i suoi tre bambini. Il conflitto in Siria ha provocato il più grande disastro umanitario dai tempi della Seconda guerra mondiale. La settimana scorsa due delegazioni di deputati europei hanno incontrato alcuni dei profughi della guerra.

 

Quella di Gülhan, siriana di origine turca, è una delle tante storie raccolte dai deputati delle commissioni per le Libertà civili e dei Bilanci durante la vista ai centri per rifugiati in Turchia dall’8 all’11 febbraio. Dopo quasi cinque anni di guerra, più di 250.000 siriani hanno perso la vita e Gülhan è una degli 11 milioni sfollati.

Solomente la Turchia ospita oggi oltre 2,5 milioni di profughi siriani. Gli Stati membri dell’UE hanno raggiunto un accordo il 3 febbraio per un fondo di 3 miliardi di euro per aiutare il paese nel gestire l’afflusso di profughi. La Turchia deve inoltre affrontare l’arrivo al confine meridionale del paese di decine di migliaia di siriani fuggiti alle violenze nella regione di Aleppo.

La commissione per le libertà civili

Il 9 febbraio, il vicepresidente del Parlamento Sylvie Guillaume (S&D, Francia) ha guidato la delegazione di sette deputati della commissione per le Libertà civili nel campo profughi di Nizip. Durante la visita al campo che ospita circa 15.000 siriani e si trova a 45 chilometri dal confine con la Siria, la signora Guillaume ha inviato un messaggio “di comprensione e riconoscimento degli sforzi compiuti dalle autorità turche e dalle comunità locali”.

I deputati hanno elogiato gli sforzi turchi per fornire un riparo, cibo, assistenza sanitaria e istruzione nei campi profughi. Tuttavia hanno sottolineato che non più del 10% dei rifugiati siriani in Turchia vive nei campi.

Dopo la visita del campo di Nizip, i deputati della commissione per le Libertà civili hanno visitato le case delle famiglie che hanno ricevuto un sostegno europeo per i rifugiati fuori dal campo d’accoglienza. Parlando a Gaziantep, il vicepresidente Guillaume ha dichiarato: “C’è una netta differenza tra le condizioni di vita tra chi vive nei container dei campo e coloro che vivono fuori dal campo: la situazione per i rifugiati al di fuori dei campi è molto precaria e sono in urgente bisogno di aiuto, soprattutto in termini di scolarizzazione e opportunità di lavoro”.

Si stima che oltre il 50% dei rifugiati siriani siano bambini, ma solo il 14% di quelli in età scolare al di fuori dei campi è iscritto a scuola.

Oggi la Turchia è il paese con la più grande popolazione di rifugiati di tutto il mondo. Per avere un quadro completo della crisi, la delegazione della commissione per le Libertà civili ha incontrato alcuni funzionari turchi e rappresentanti dell’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati di Ankara. I deputati hanno anche visitato un centro di registrazione per i rifugiati provenienti da oltre 80 paesi.
La commissione per i Bilanci

Una delegazione di 11 deputati della commissione per i Bilanci è stata anche in Turchia la scorsa settimana per valutare come vengono utilizzati i fondi UE per sostenere i rifugiati. a seguito dell’incontro con una famiglia di profughi siriani nel campo Osmaniye il 10 febbraio, il presidente della commissione per i Bilanci Jean Arthuis (ALDE, Francia) ha dichirato: “Posso capire la loro impazienza di tornare nel loro paese. La nostra priorità deve essere quella di ristabilire la pace nel Medio Oriente: solo la pace può risolvere il problema della migrazione”.

Riferendosi ai 3 miliardi di euro per sostenere la crisi in Turchia, Arthuis ha sottolineato la crescente urgenza di mettere i fondi a disposizione senza indugio: “Abbiamo bisogno di trasparenza e chiarezza da parte della Turchia. C’è una vera e propria emergenza e la fiducia è indispensabile se vogliamo rispondere rapidamente”.

Al campo di Osmaniye, i deputati hanno avuto l’opportunità di visitare un supermercato e una libreria finanziati dall’UE. I deputati hanno incontrato anche i rappresentanti dell’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, il Programma alimentare mondiale, l’UNICEF e alcuni funzionari governativi turchi.
Il sostegno dell’UE
L’UE è il principale donatore internazionale al conflitto siriano avendo offerto 5 miliardi di euro in sostegni umanitari, sviluppo e assistenza economica. Il nuovo fondo di 3 miliardi di euro di fondi UE, discusso dai deputati a Strasburgo il 2 febbraio, aiuterà la Turchia ad affrontare ulteriormente le esigenze dei rifugiati e delle loro comunità di accoglienza.
Oltre ai rifugiati che si fermano nel paese, la Turchia è diventata negli ultimi anni anche una via di transito verso l’Europa. Entro la fine del 2015, oltre un milione di persone erano arrivate in Europa via mare, il 49% composto da siriani. Una larga maggioranza ha attraversato la Turchia e oltre mezzo milione di persone sono arrivate sull’isola greca di Lesbo.
L’afflusso non mostra alcun segno di rallentamento. Secondo gli ultimi dati dell’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, oltre 80.000 rifugiati e migranti sono arrivati in Europa via mare durante le prime sei settimane del 2016, un dato maggiore rispetto ai primi quattro mesi del 2015. Inoltre, più di 400 persone hanno già perso la vita cercando di attraversare l’Europa via mare quest’anno.

Clicca sui link a destra per conoscere meglio la risposta dell’UE al conflitto in Siria e alla crisi dei rifugiati, e per conoscere meglio la visita della scorsa settimana in Turchia.

 

17 febbraio 2016

www.europarl.europa.eu

Valute virtuali: quali sono i rischi e i vantaggi?

Il regolamento europeo relativo alle valute virtuali dovrebbe limitarsi alla prevenzione e alla lotta contro la criminalità, ha spiegato un gruppo di esperti nel corso dell’audizione di lunedì in commissione agli Affari economici. Hanno inoltre evocato i benefici e la rivoluzione che rappresentano le valute virtuali come i bitcoin. Il Parlamento sta preparando una relazione sul tema. Il voto in commissione è previsto in aprile.

 

Cos’è una cripto-valuta digitale?

Una moneta virtuale che consente di trasferire denaro senza intermediari, come una banca. L’esempio più conosciuto è il Bitcoin. Esso utilizza una tecnologia di crittografia denominata blockchain che costruisce un database condiviso e verificabile pubblicamente delle transazioni per prevenire le frodi. Questo sistema permette di costruire una certa fiducia tra venditori e acquirenti, eliminando così la necessità di un processo di verifica ulteriore.

Il relatore Jakob von Weizsäcker (S&D, Germania) ha spiegato che ci sono molti investitori che sperano che la loro applicazione farà la rivoluzione attraverso una valuta digitale. “La vera questione è se e quando ci sarà questo cambiamento, quanto governi e legislatori siano preparati per questo tipo di rivoluzione”.

Vantaggi e rischi

Molti esperti hanno spiegato che le operazioni in valute virtuali sono più economiche, più veloci, più sicure e trasparenti. Primavera De Filippi, ricercatrice presso il Centro Nazionale di Ricerca Scientifica di Parigi, ha sottolineato che la tecnologia blockchain può “essere considerata come una sorta di tecnologia regolamentare, consentendo l’applicazione delle leggi in modo più trasparente e più efficiente”. Secondo la ricercatrice, questa tecnologia permetterà di risolvere l’antico problema socratico di chi controllerà i controllori.

Le valute virtuali rappresentano anche una serie di sfide. «Il consumetore non è tutelato e ci sono anche alcuni rischi in termini di stabilità delle piattaforme, volatilità del prezzo e anche minacce digitali come il furto e l’hacking” ha affermato Olivier Salles della Commissione europea.
Il bitcoin è stato spesso associato ad attività clandestine come il riciclaggio di denaro e il commercio di beni illegali perché le operazioni possono essere effettuate in forma anonima.

“In realtà il contante può essere un mezzo molto più anonimo” ha detto Sean Ennis, economista all’OCSE. “L’origine della moneta virtuale è pubblica e permette una enorme quantità di analisi delle operazioni”. Jeremy Millar, rappresentante di Magister Advisors, ha aggiunto che “è più facile individuare i reati che hanno utilizzato i bitcoin rispetto ai contanti”. Ha aggiunto che “i bitcoin non sono gestiti da una comunità hacker, ma da grandi aziende che cercano di rispettare la normativa esistente”.
Perché è necessaria una regolamentazione europea?

La maggior parte degli esperti sono stati cauti rispetto all’idea di una legislazione europea sulle valute virtuali.

“La sfida non è rappresentata da quanto e quanto velocemente regolare, ma come monitorare correttamente questa tecnologia in rapida evoluzione” ha detto Salles spiegando ai deputati che la Commissione sta valutando è necessario regolamentare le valute virtuali in risposta agli attacchi di Parigi.

“Se siete intenzionati a proporre provvedimenti legislativi, [consiglio] di limitare questa azione all’anti-riciclaggio e alla lotta al finanziamento del terrorismo” ha aggiunto Siân Jones, co-fondatore dell’European Digital Currency and Blockchain Technology forum.

Il voto in commissione è previsto in aprile e il voto in plenaria a maggio.

 

Fonte: europarl.europa.eu

28 Gennaio 2016

Europol: aiutare gli Stati membri nella lotta contro la criminalità internazionale

Le reti criminali e terroristiche sono una minaccia per tutti i cittadini dell’UE. Europol, l’ufficio europeo di polizia, assiste gli Stati membri nella lotta contro la criminalità internazionale e il terrorismo. Tuttavia, le minacce evolvono rapidamente e i governi hanno deciso di aggiornare le capacità antiterrorismo di Europol. Lunedì, la commissione per le Libertà civili vota le nuove competenze di Europol.

 

Le forze dell’ordine di Europol mirano a rafforzare e migliorare la cooperazione tra Stati membri per la prevenzione e la lotta contro tutte le forme di criminalità internazionale. Europol lavora anche a stretto contatto con altri paesi come gli Stati Uniti, il Canada, l’Australia e la Norvegia.

Europol si occupa di numerosi aspetti della criminalità internazionale: il traffico di droga, le reti illegali di immigrazione e il traffico di esseri umani, la pornografia infantile, la criminalità informatica, i lriciclaggio di denaro e la falsificazione dell’euro.

Cooperazione e competenza
Parte del personale Europol proviene dalle forze dell’ordine degli Stati membri, tra cui polizia, la polizia frontiera, doganale e dai servizi di sicurezza. Gli agenti dell’Europol non hanno poteri diretti di arresto, né hanno il potere di condurre indagini negli Stati membri.

 

Europol assistere le autorità nazionali attraverso lo scambio di informazioni, analisi di intelligence, valutazione delle minacce, competenze tecniche e formazione. Ogni anno, gli Stati membri si basano sul loro sostegno per realizzare oltre 18.000 indagini transfrontaliere.
Questa estate è stata annunciata la creazione di una nuova unità di cyber-polizia proveniente da tutta Europa, coordinata da Europol, che avrà come obiettivo quello di rintracciare e smantellare la presenza dell’ISIS sui social media, un elemento importante della radicalizzazione in Europa.

 

1 Dicembre 2015

www.europarl.europa.eu

Il PE chiede una strategia UE concertata per combattere la radicalizzazione dei giovani cittadini UE

Il Parlamento afferma, in una risoluzione non vincolante adottata mercoledì, che gli attacchi terroristici di Parigi hanno evidenziato ancora una volta la necessità urgente di azione coordinata degli Stati membri e dell’Unione europea per prevenire la radicalizzazione e la lotta al terrorismo. La risoluzione contiene proposte concrete per una strategia completa volta ad affrontare l’estremismo, da applicare in particolare nelle prigioni, online e attraverso l’istruzione e l’inclusione sociale.

 

La risoluzione, redatta da Rachida Dati (PPE, FR), sulla prevenzione della radicalizzazione e del reclutamento di cittadini europei da parte di organizzazioni terroristiche è stata adottata con 548 voti favorevoli, 110 contrari e 36 astensioni.

 

Intensificare lo scambio d’informazioni tra gli Stati membri

 

Il Parlamento propone di creare una blacklist europea di jihadisti e di sospetti terroristi jihadisti e pone l’accento sulla necessità di avere una definizione comune di “foreign fighters” al fine di consentire procedimenti penali nei loro confronti nel momento in cui dovessero rientrare sul suolo dell’UE. Si invitano inoltre gli Stati membri ad assicurare che i combattenti stranieri al loro rientro in Europa siano sottoposti a controllo giudiziario e, se del caso, a detenzione amministrativa fino all’avvio del corrispondente procedimento giudiziario

Il Parlamento sottolinea l’urgenza di controlli sistematici e obbligatori alle frontiere esterne dell’UE e richiede un’intensificazione dello scambio d’informazioni tra le autorità nazionali e l’EUROPOL con lo scopo di migliorare l’individuazione e il monitoraggio dei sospetti terroristi. I deputati chiedono agli Stati membri di utilizzare meglio gli altri strumenti come il Sistema d’informazione Schengen.

I deputati riaffermano il loro impegno a lavorare per raggiungere un accordo sul sistema UE di condivisione dei dati PNR entro la fine del 2015. Ad ogni modo, hanno anche evidenziato che il PNR europeo è solo uno degli strumenti per combattere il terrorismo e che è necessaria una strategia omnicomprensiva per la lotta al terrorismo.

 

Prevenire la partenza dei foreign fighters

 

Il Parlamento suggerisce di confiscare i passaporti e congelare gli asset finanziari per evitare che potenzialiforeign fighters lascino l’UE. Una di queste misure preventive potrebbe essere la costituzione di sistemi di sostegno come le linee dirette, dove famiglie e amici possono essere aiutati facilmente se dovessero temere che qualcuno si stia radicalizzando o possa essere in procinto di unirsi a un’organizzazione terroristica.

Inoltre, per il Parlamento è necessario rafforzare il dialogo interculturale attraverso i sistemi d’istruzione, così come evitare la marginalizzazione nei quartieri svantaggiati e incoraggiare l’inclusione.

 

Evitare il diffondersi di un estremismo violento online e in carcere

 

I deputati propongono, come possibile misura, di separare i prigionieri radicalizzati per evitare che le prigioni siano utilizzate come luogo per accrescere l’estremismo radicale e violento.

Al fine di evitare la distribuzione di messaggi di odio e l’elogio del terrorismo su internet, il PE vuole che il contenuto illegale che inneggia a un estremismo violento sia immediatamente cancellato, pur nel rispetto dei diritti fondamentali. Gli Stati membri dovrebbero prendere in considerazione azioni legali, anche di tipo penale, contro le imprese di internet e dei media sociali nonché i fornitori di servizi che si rifiutano di ottemperare a una richiesta amministrativa o giudiziaria per eliminare contenuti illegali o di apologia del terrorismo.

 

26 Novembre 2015

www.europarl.europa.eu

Aprire il mercato dei pagamenti on-line per ridurre costi e rischi di frode

Il Parlamento ha votato giovedì un testo di legge riguardante l’aggiornamento delle norme UE sui servizi di pagamento. Ciò dovrebbe consentire di tagliare i costi, permettendo a nuovi operatori del mercato di utilizzare strumenti mobili e online per effettuare pagamenti per conto di un cliente. 

 

Inoltre, queste norme, informalmente concordate dai deputati e i ministri lo scorso maggio, aiutano a rendere i pagamenti online più sicuri, stabilendo regole sulla privacy e sulla responsabilità per tutti i prestatori di servizi di pagamento online.

 

“Il mercato dei servizi di pagamento dell’UE rimane frammentato e costoso: il suo costo è pari a € 130 miliardi l’anno, ovvero oltre l’1% del PIL dell’UE. L’economia europea non può permettersi questi costi se vuole essere competitiva a livello globale”, ha detto il deputato Antonio Tajani (PPE, IT), aggiungendo che “il nuovo quadro normativo consentirà di ridurre i costi, aumentare la sicurezza dei pagamenti e facilitare l’emergere di nuovi attori e d’innovativi servizi di pagamento mobili e online”.

 

La risoluzione legislativa è stata approvata con 578 voti favorevoli, 29 voti contrari e 52 astensioni.

 

Affidarsi a fornitori terzi per ridurre i costi di pagamento

 

L’utente che utilizza un conto online avrà il diritto di utilizzare un software di pagamento realizzato da parti terze autorizzate (non solo dagli istituti finanziari dunque) e di poter effettuare i loro pagamenti attraverso i servizi di tali fornitori.

 

Ad esempio, i consumatori che sono sprovvisti di carte di credito o di debito potranno autorizzare nuovi operatori di mercato, come SOFORT in Germania, Trustly nei Paesi scandinavi o IDEAL nei Paesi Bassi, a utilizzare i loro dati bancari per effettuare pagamenti dai loro conti.

 

L’addebito dei prestatori di servizi di pagamento non dovrebbe superare i costi diretti. Costi aggiuntivi per l’utilizzo degli strumenti di pagamento, come le carte di credito e di debito, per il quale gli oneri amministrativi per l'”interscambio” tra banche sono già regolamentate, saranno vietati.

 

Rendere sicuri i pagamenti e responsabilità dei fornitori in caso di furto

 

Una banca che gestisce il conto del cliente potrebbe negare al fornitore di servizi l’accesso a esso solo per motivi di sicurezza, obiettivamente giustificati e motivati, che siano stati segnalati alle autorità di vigilanza. Questa tutela dovrebbe precludere ogni possibilità alle banche di “bloccare” il mercato per i nuovi servizi di pagamento.

 

I fornitori dei servizi di pagamento, dal canto loro, sarebbero tenuti a garantire l’autenticazione sicura degli utenti e ridurre il rischio di frode. Dovrebbero garantire che i dati personali di un utente passino attraverso canali sicuri e che siano condivisi solo con il consenso dell’utente.

 

Nel caso di pagamento non autorizzato compiuto dal suo conto, il titolare non dovrebbe perdere più di € 50 se lo strumento di pagamento è stato perso o rubato, ovvero se ci sia stata un’appropriazione indebita. Un fornitore di servizi che non riesce a evitare una tale frode dopo la notifica di una perdita o non richiede un’autenticazione forte del cliente quando necessario, potrebbe essere ritenuto responsabile delle perdite dei propri clienti e avere il dovere di porre rimedio al danno finanziario.

 

Prossime tappe

 

Per entrare in vigore, la direttiva deve ora essere ufficialmente approvata dagli Stati membri dell’UE.

 

www.europarl.europa.eu

11 Ottobre 2015

Il Parlamento chiede l’etichetta d’origine per i manufatti tradizionali di qualità

Nella risoluzione non vincolante che sarà posta in votazione martedì, i deputati chiedono che il regime UE di protezione dell’indicazione geografica (IG) sia esteso dai prodotti agricoli ai beni prodotti localmente e a quelli artigianali incentrati su conoscenze tradizionali. Ciò sosterrebbe lo sviluppo economico locale, rilancerebbe il turismo, rafforzerebbe la fiducia dei consumatori e contribuirebbe a preservare il patrimonio culturale e il know-how tradizionale

 

“Accolgo con favore l’ampio sostegno del Parlamento all’appello per una migliore protezione del know-how locale. Estendere la protezione delle indicazioni geografiche a livello europeo sarebbe utile non solo per i consumatori, ma anche per il turismo, la cultura, l’occupazione e il commercio. Spetta alla Commissione europea occuparsi del caso, e mi auguro che presenti al più presto la sua proposta, già nell’ambito della strategia di mercato interno della Commissione prevista entro quest’autunno”, ha affermato la relatrice Virginie Rozière (S&D, FR).

 

La risoluzione è stata adottata 608 voti favorevoli, 43 voti contrari e 43 astensioni.

 

Richiesta per un regime UE di protezione delle indicazioni geografiche

 

La risoluzione chiede alla Commissione di proporre una legislazione per estendere il regime UE di protezione delle indicazioni geografiche (IG) e includere anche i beni prodotti localmente e quelli artigianali, come il cristallo di Boemia e il tartan scozzese, o per l’Italia il marmo di Carrara, le ceramiche di Faenza e quelle di Vietri sul Mare o i gioielli tradizionali di Torre del Greco. I deputati sottolineano come il legame tra il prodotto ed il luogo di produzione sia essenziale al fine di individuare il know-how specifico e definire la qualità, l’autenticità e le caratteristiche del prodotto.

 

Potenziale economico e garanzia di qualità del prodotto per i consumatori

 

Secondo i deputati, tale sistema a livello europeo di protezione delle IG potrebbe avere un notevole potenziale economico specialmente per le piccole e medie imprese e le regioni dell’UE. Consentirebbe inoltre all’UE di avere una protezione analoga per tali prodotti al di fuori dell’UE, nel quadro di negoziati commerciali internazionali.

 

Questo sistema fornirebbe ai consumatori informazioni affidabili sul luogo e sule modalità di produzione e li aiuterebbe a compiere scelte più consapevoli, eliminando la confusione causata da nomi o descrizioni fuorvianti. Per i deputati, tale sistema contribuirebbe altresì alla lotta alla contraffazione, all’uso fraudolento di nomi di origine geografica e ad altre pratiche sleali.

 

Sistema unico europeo di registrazione

 

Il Parlamento chiede che i produttori, le loro associazioni e le camere di commercio siano autorizzati a richiedere la registrazione di protezione dell’indicazione geografica. Secondo i deputati, il meccanismo di registrazione dei prodotti dovrebbe essere il “più efficiente, semplice, utile e accessibile” e il sistema dovrebbe mantenere al minimo i costi e la burocrazia per le imprese.

 

Contesto

 

A livello UE, una protezione comune dell’indicazione geografica è prevista per i prodotti agricoli con una determinata provenienza geografica caratterizzati da specifiche qualità o realizzati secondo metodi tradizionali. Al momento, a livello UE non è prevista una protezione comune delle indicazioni geografiche per i prodotti non agricoli. Tuttavia, 15 Stati membri hanno una legislazione nazionale specifica in materia di protezione delle IG per i prodotti non agricoli con un conseguente divario di protezione negli Stati membri.

 

7 Ottobre 2015

www.europarl.europa.eu

Il Parlamento chiede di inasprire i controlli sugli abusi sessuali sui minori e sulle immagini illegali online

Nella risoluzione approvata mercoledì, il Parlamento chiede ulteriori sforzi nel contrasto agli abusi sessuali online sui minori, nel perseguire i colpevoli, nel proteggere le vittime e per rimuovere i contenuti illegali da internet. La riforma sulla protezione dei dati, in corso di discussione, dovrebbe includere anche delle modifiche atte a tutelare meglio i diritti dei minori online. Oltre l’80% delle vittime ha meno di 10 anni. 

 

Nel documento, approvato con 606 voti favorevoli, 4 contrari e 67 astensioni, si sottolinea che per combattere lo sfruttamento sessuale dei bambini e la pedo-pornografia è necessario un approccio globale, che comprenda lo studio delle violazioni, il perseguimento dei colpevoli, la protezione delle vittime e delle misure preventive.

 

Il Parlamento chiede che:

  • qualsiasi contenuto illecito sia tempestivamente rimosso e segnalato alle autorità preposte. I deputati sottolineano anche il ruolo e la responsabilità dell’industria TIC e dei fornitori di servizi Internet nel garantire la rimozione veloce ed efficiente dei contenuti “su richiesta dell’autorità responsabile”;
  • a Europol e all’autorità nazionale preposta siano assicurati i fondi necessari, le risorse umane, i poteri di indagine e le capacità tecniche per “indagare seriamente ed efficacemente e per perseguire i colpevoli”;
  • nuove funzionalità high-tech siano sviluppate per rispondere alla sfida dell’analisi di grandi quantità di immagini pedo-pornografiche, compreso il materiale nascosto nel “dark web”;
  • i dati personali dei minori online siano protetti in modo adeguato e i bambini siano informati, in modo semplice e adatto a loro, sui rischi e sulle conseguenze dell’utilizzo dei propri dati online. I deputati sottolineano che la riforma sulla protezione dei dati attualmente in corso prevede importanti cambiamenti per proteggere in modo più efficace i diritti dei minori online;
  • siano impostate campagne di sensibilizzazione sul comportamento responsabile sui social media e programmi di prevenzione sull’abuso sessuale online, al fine di responsabilizzare i bambini e sostenere i genitori e gli educatori nella comprensione e nella gestione dei rischi di internet. Dovrebbero essere sviluppate anche linea telefoniche dirette per permettere ai bambini di denunciare, in modo anonimo, gli abusi;
  • i paesi dell’UE che non hanno ancora recepito la direttiva del 2011 sulla lotta contro l’abuso, lo sfruttamento sessuale dei minori e la pedo-pornografia nelle loro legislazioni nazionali siano invitati a farlo (la risoluzione specifica che oltre la metà dei paesi deve ancora applicarla per intero).

 

Per un’Alleanza globale contro gli abusi sessuali sui minori su internet

 

La cooperazione internazionale e le indagini transnazionali devono essere rafforzate, poiché questo tipo di crimini abbraccia centinaia di paesi con differenti giurisdizioni e diverse forze dell’ordine. I deputati accolgono l’iniziativa congiunta dell’UE e di 55 paesi per formare l’Alleanza globale contro gli abusi sessuali sui minori su internet. L’obiettivo dell’iniziativa è di salvare più vittime, assicurare il perseguimento più efficace dei colpevoli, sensibilizzare la società sulla questione e portare a una riduzione complessiva della quantità di materiale pedo-pornografico disponibile online.

 

11 Marzo 2015

www.europarl.europa.eu