Approvato il bilancio UE 2017: più sostegno per giovani e iniziative per la crescita

Nel bilancio per il prossimo anno, i deputati hanno ottenuto un maggiore sostegno per i giovani disoccupati e ulteriori fondi per incrementare le iniziative più importanti in favore delle PMI, i progetti per le infrastrutture di trasporto, la ricerca e la mobilità degli studenti con Erasmus+. Gli importi totali degli stanziamenti d’impegno nel bilancio 2017 ammontano a 157,86 miliardi di euro e 134,49 miliardi in stanziamenti di pagamento.

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ln seguito all’approvazione formale del Consiglio dell’accordo in conciliazione con il Parlamento sul bilancio 2017, siglato il 28 novembre, il Parlamento ha approvato il bilancio con 438 voti in favore, 194 voti contrari e 7 astensioni. Successivamente è stato firmato dal Presidente Martin Schulz, rendendolo esecutivo.
“Abbiamo raggiunto i nostri obiettivi. Il bilancio 2017 si concentra chiaramente sulle nostre priorità: stimolare la crescita, creare posti di lavoro – soprattutto per i giovani – e affrontare la crisi migratoria. Gli ulteriore 500 milioni di euro che siamo riusciti a ottenere per l’iniziativa per occupazione giovanile rappresentano un chiaro segnale all’UE ad agire. Abbiamo anche fatto il possibile per affrontare le cause profonde della migrazione”, ha dichiarato il relatore per la sezione Commissione, Jens Geier (S&D, DE).
“E’ davvero deplorevole che la Commissione abbia ignorato la lettura del Parlamento e non sia riuscita ad aggiungere il punto che chiedeva di accantonare una parte dei compensi per gli ex commissari per poi liberarli a condizione che il codice di condotta fosse reso più rigoroso. Questa richiesta era stata approvata dal Parlamento a larga maggioranza e mirava a migliorare il comportamento dei commissari e, di conseguenza, l’immagine pubblica delle Istituzioni nel loro complesso”, ha dichiarato il relatore per le altre sezioni, Indrek Tarand (Verdi/ALE, EE).
“La proposta – che il Presidente Juncker ha recentemente inviato al Presidente Schulz per migliorare il codice di condotta – di prolungare il periodo di riflessione a due anni è un passo nella giusta direzione, ma non è sufficiente, poiché gli ex commissari ricevono la loro indennità transitoria per ben tre anni”, ha aggiunto.
Giovani, crescita e lavoro
Il Parlamento ha aggiunto ulteriori 500 milioni di euro al bilancio per l’iniziativa in favore dell’occupazione giovanile (YEI). Ulteriori 200 milioni di euro incrementeranno i progetti per crescita e occupazione, quali COSME (competitività delle piccole e medie imprese), il meccanismo per collegare l’Europa (CEF, finanziamento di progetti infrastrutturali), Orizzonte 2020 (progetti di ricerca) ed Erasmus+ (mobilità degli studenti).
Rifugiati e crisi migratoria
I deputati hanno inoltre previsto ulteriori 728 milioni di euro per un pacchetto volto principalmente a incrementare i fondi per la migrazione, inclusi 28 milioni di euro aggiuntivi per il sostegno a UNRWA per i rifugiati palestinesi (totale 310 milioni di euro) e 3 milioni in più per sostenere i colloqui di pace a Cipro (totale 34,8 milioni di euro).
Revisione del bilancio a lungo termine
Nel dibattito sulla revisione intermedia del bilancio a lungo termine dell’UE (quadro finanziario pluriennale 2014-2020), Ivan Korčok, per la Presidenza del Consiglio slovacca, ha promesso un pacchetto di revisione che permetta “di mobilitare oltre 6 miliardi di euro da destinare alle priorità più importanti fino alla fine di questa prospettiva finanziaria”, oltre a rendere il bilancio più flessibile.
I co-relatori del Parlamento Jan Olbrycht (PPE, PL) e Isabelle Thomas (S&D, FR) hanno accolto con favore gli sforzi del Consiglio, ma hanno ricordato che la proposta è ancora in discussione fra i governi nazionali. “Il lavoro è ancora in corso, non abbiamo ancora raggiunto il nostro obiettivo”, ha detto Olbrycht.

 

Procedura: bilancio

RIF. : 20161129IPR53614

 

 

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Il dizionario del bilancio Ue

Mercoledì 26 ottobre i parlamentari votano il bilancio 2017 e la revisione del quadro finanziario pluriennale 2014 – 2020. Nel pomeriggio dello stesso giorno, la Corte dei Conti europea renderà pubblica la valutazione sul bilancio 2015. Le terminologia utilizzata parlando di bilancio può risultare ostica, ecco un breve glossario.

 

Quadro finanziario pluriennale (QFP) – L’Ue adotta bilanci annuali ma è prevista una programmazione economica a più ampio raggio, a cadenza pluriennale. Il quadro finanziario pluriennale definisce le priorità verso cui indirizzare la spesa e gli importi massimi che si possono spendere nei vari settori. Il piano ha una durata di 7 anni.

Il QFP attuale è iniziato nel 2014 e terminerà nel 2020. Il parlamento ha richiesto una revisione di medio termine per valutare se le previsioni siano state rispettate e il piano sia ancora compatibile con la situazione attuale o necessiti modifiche.

 

Impegni e pagamenti – Per una gestione equilibrata dei fondi finanziari non bisogna soltanto tenere traccia delle spese passate ma anche prevedere quanto si pagherà in futuro. Per questo motivo il bilancio europeo si divide tra pagamenti (ciò che si spenderà nel prossimo anno) e impegni (le previsioni di spesa in progetti o misure oltre il prossimo anno)

 

Rimborso – La maggior parte della liquidità di cui dispone l’Unione europea proviene direttamente dagli stati membri. Si tratta di contributi nazionali calibrati sul reddito lordo di ogni paese e bilanciati in base al gettito IVA. Se uno stato membro versa molti più fondi di quanti ne riceva poi indietro dall’Europa, potrebbero esserci tensioni politiche.

I rimborsi servono proprio a ridurre gli squilibri di bilancio. Il più famoso è il rimborso britannico: il Regno Unito riceve indietro circa il 66 per cento dei contributi che versa all’Ue. Anche altri paesi beneficiano di rimborsi particolari.

Il Parlamento è dell’idea che queste forme di rimborso rendano il bilancio meno trasparente e spingano i singoli stati a concentrarsi sui loro interessi nazionali nelle negoziazioni piuttosto che riconoscere che il mercato interno e i progetti europei abbiano maggiori benefici per tutti. I parlamentari hanno richiesto una revisione del sistema di finanziamento del bilancio in modo che possano subentrare nuove modalità nell’ottica di garantire una maggiore trasparenza.

 

Gestione finanziaria condivisa – La Commissione europea è responsabile dell’attuazione della parte più importante del bilancio. I fondi vengono però delegati ai singoli stati membri che si occuperanno si scegliere a chi destinare i finanziamenti per l’agricoltura, per il sostegno alle piccole e medie imprese, per favorire l’occupazione e così via. La Commissione monitora questi fondi: può decidere di destinarne di più per certi progetti e può intraprendere azioni per recuperare somme di denaro indebitamente versate.

 

Frodi e irregolarità – Il bilancio europeo è controllato annualmente dalla Corte dei conti europea. Durante i controlli, i revisori dei conti possono rilevare delle irregolarità nell’attuazione del bilancio. Ad esempio, possono essere stati accettati rimborsi spese non validi o essere stati dati fondi ad alcuni agricoltori per più terreni di quanti ne dispongano. Alcune irregolarità sono attribuibili a semplici errori; in altri casi si tratta di frode.

Nella sua relazione annuale, la Corte dei conti afferma che il livello di errore nella spesa per il 2015 è stata circa del 3,8 per cento, dato inferiore rispetto agli anni precedenti ma ancora sopra il valore di riferimento fissato al 2 per cento.

 

Discarico – Il Parlamento europeo ha l’ultima parola sul bilancio europeo: è l’assemblea che decide se la Commissione europea e gli altri enti hanno attutato la loro previsione di bilancio in maniera soddisfacente. Tale pratica si chiama “discarico”; nel prendere la sua decisione finale, il Parlamento si basa sulle conclusioni della Corte dei Conti.

 

Fonte: europarl.europa.eu

Valute virtuali: controllo per evitare riciclaggio e finanziamento terrorismo

La Commissione europea dovrebbe creare una task force per regolamentare le valute virtuali come i Bitcoin e scongiurare che il loro utilizzo agevoli il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo. È la proposta del Parlamento votata giovedì in una risoluzione non vincolante.

 

Nella risoluzione, redatta da Jakob von Weizsäcker (S&D, DE), si suggerisce che tale task force, che dovrebbe essere supervisionata dalla Commissione, dovrebbe avere il potere di formulare raccomandazioni per qualsiasi legislazione necessaria alla regolamentazione del settore. I deputati mettono in guardia contro un approccio troppo rigido nei confronti di questa nuova tecnologia, poiché può offrire importanti opportunità per i consumatori e per lo sviluppo economico.

“Per evitare di frenare l’innovazione, privilegiamo un monitoraggio precauzionale a una regolamentazione preventiva. Le innovazioni tecnologiche possono diffondersi molto rapidamente e diventare sistemiche. È per questo che chiediamo alla Commissione di istituire una task force che monitori attivamente l’evoluzione della tecnologia e, in caso di necessità, avanzi proposte tempestive per una regolamentazione specifica”, ha sottolineato il relatore von Weizsäcker.

La Commissione sta attualmente esaminando diverse proposte per rendere le piattaforme di cambio delle valute virtuali conformi alla direttiva europea in vigore sul riciclaggio di denaro nell’UE, che è prossima a un aggiornamento. Tra queste proposte, è prevista una misura che richiederebbe alle piattaforme di rispettare la “dovuta diligenza” quando i clienti effettuano lo scambio tra le valute virtuali e quelle reali. Con questa misura, l’anonimato che caratterizza tali scambi avrebbe fine. I regolatori temono che il sistema attuale aiuti il riciclaggio di denaro e il finanziamento delle organizzazioni terroristiche.

La proposta del Parlamento è stata approvata con 542 voti favorevoli, 51contrari e 11 astensioni e sarà ora inviata alla Commissione Europea, che dovrà esaminarla.

 

Fonte: europarl.europa.eu

3 Giugno 2016

Valute virtuali: quali sono i rischi e i vantaggi?

Il regolamento europeo relativo alle valute virtuali dovrebbe limitarsi alla prevenzione e alla lotta contro la criminalità, ha spiegato un gruppo di esperti nel corso dell’audizione di lunedì in commissione agli Affari economici. Hanno inoltre evocato i benefici e la rivoluzione che rappresentano le valute virtuali come i bitcoin. Il Parlamento sta preparando una relazione sul tema. Il voto in commissione è previsto in aprile.

 

Cos’è una cripto-valuta digitale?

Una moneta virtuale che consente di trasferire denaro senza intermediari, come una banca. L’esempio più conosciuto è il Bitcoin. Esso utilizza una tecnologia di crittografia denominata blockchain che costruisce un database condiviso e verificabile pubblicamente delle transazioni per prevenire le frodi. Questo sistema permette di costruire una certa fiducia tra venditori e acquirenti, eliminando così la necessità di un processo di verifica ulteriore.

Il relatore Jakob von Weizsäcker (S&D, Germania) ha spiegato che ci sono molti investitori che sperano che la loro applicazione farà la rivoluzione attraverso una valuta digitale. “La vera questione è se e quando ci sarà questo cambiamento, quanto governi e legislatori siano preparati per questo tipo di rivoluzione”.

Vantaggi e rischi

Molti esperti hanno spiegato che le operazioni in valute virtuali sono più economiche, più veloci, più sicure e trasparenti. Primavera De Filippi, ricercatrice presso il Centro Nazionale di Ricerca Scientifica di Parigi, ha sottolineato che la tecnologia blockchain può “essere considerata come una sorta di tecnologia regolamentare, consentendo l’applicazione delle leggi in modo più trasparente e più efficiente”. Secondo la ricercatrice, questa tecnologia permetterà di risolvere l’antico problema socratico di chi controllerà i controllori.

Le valute virtuali rappresentano anche una serie di sfide. «Il consumetore non è tutelato e ci sono anche alcuni rischi in termini di stabilità delle piattaforme, volatilità del prezzo e anche minacce digitali come il furto e l’hacking” ha affermato Olivier Salles della Commissione europea.
Il bitcoin è stato spesso associato ad attività clandestine come il riciclaggio di denaro e il commercio di beni illegali perché le operazioni possono essere effettuate in forma anonima.

“In realtà il contante può essere un mezzo molto più anonimo” ha detto Sean Ennis, economista all’OCSE. “L’origine della moneta virtuale è pubblica e permette una enorme quantità di analisi delle operazioni”. Jeremy Millar, rappresentante di Magister Advisors, ha aggiunto che “è più facile individuare i reati che hanno utilizzato i bitcoin rispetto ai contanti”. Ha aggiunto che “i bitcoin non sono gestiti da una comunità hacker, ma da grandi aziende che cercano di rispettare la normativa esistente”.
Perché è necessaria una regolamentazione europea?

La maggior parte degli esperti sono stati cauti rispetto all’idea di una legislazione europea sulle valute virtuali.

“La sfida non è rappresentata da quanto e quanto velocemente regolare, ma come monitorare correttamente questa tecnologia in rapida evoluzione” ha detto Salles spiegando ai deputati che la Commissione sta valutando è necessario regolamentare le valute virtuali in risposta agli attacchi di Parigi.

“Se siete intenzionati a proporre provvedimenti legislativi, [consiglio] di limitare questa azione all’anti-riciclaggio e alla lotta al finanziamento del terrorismo” ha aggiunto Siân Jones, co-fondatore dell’European Digital Currency and Blockchain Technology forum.

Il voto in commissione è previsto in aprile e il voto in plenaria a maggio.

 

Fonte: europarl.europa.eu

28 Gennaio 2016

Parlamento europeo 2016: i temi all’ordine del giorno

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I deputati riprendono i lavori su una vasta gamma di questioni, comprese le misure per affrontare l’afflusso dei migranti e aiutare l’UE negli impegni presi nell’azione contro il riscaldamento globale. Sono anche una delle priorità del Parlamento: sostenere le forze dell’ordine fornendo gli strumenti per contrastare la minaccia terroristica, portare più equità nella tassazione delle imprese e migliorare le norme di protezione dei dati.

 

Immigrazione

L’arrivo di centinaia di migliaia di migranti ha imposto l’immigrazione come priorità per il nuovo anno. Il Parlamento si pronuncerà sulle proposte della Commissione per un sistema permanente per la ricollocazione dei richiedenti asilo che dovrebbe contribuire ad sostenere i paesi travolti dall’ondata migratoria, e per la creazione di una nuova agenzia dell’UE con maggiori poteri di gestione delle frontiere.

Inoltre, i deputati voteranno per la creazione di una lista comune dell’UE dei “paesi di origine sicuri” dei migranti. Questa lista dovrebbe accelerare le decisioni sulle loro domande d’asilo.

Sicurezza e privacy

Gli attacchi terroristici del 2015 hanno dato un nuovo impulso alla pratica di utilizzare i dati sui passeggeri aerei nelle inchieste delle forze dell’ordine. Deputati e governi dell’UE hanno raggiunto un accordo provvisorio sulla questione in dicembre 2015. Il testo sarà votato presto in sessione plenaria.

 

Questa primavera i deputati voteranno in plenaria delle nuove misure per aumentare i poteri di Europol nella lotta al terrorismo, già concordati tra il Parlamento e i governi europei.

Da molti anni il Parlamento lavora sulla protezione dei dati. In seguito ad un accordo provvisorio firmato con il Consiglio in dicembre, il PE sta per finalizzare una legislazione che dovrebbe dare agli utenti di internet un maggiore controllo sulle proprie informazioni personali on line.

Fiscalità e clima

La fiscalità delle società deve cambiare per garantire che le multionazionali paghino le tasse equemente nei paesi in cui generano i loro profitti, hanno sottolineato i deputati negli ultimi rapporti. La seconda commissione speciale sugli Accordi fiscali è determinata ad andare avanti in questa direzione nel 2016.

Un’altra commissione del Parlamento europeo si concentrerà sullo scandalo delle emissioni delle auto e i motivi che hanno permesso alle case automobilistiche di manipolare i test di emissione.

Il 2016 dovrebbe essere anche l’anno in cui l’Unione europea inizierà a lavorare sull’azione climatica a seguito dell’accordo sul clima di Parigi nel dicembre 2015, che ha istituito gli obiettivi per la riduzione delle emissioni di gas serra a livello mondiale dopo il 2020. Il Parlamento dovrebbe votare una riforma dell’UE sul sistema di scambio delle emissioni e le nuove norme in materia di emissioni dei veicoli stradali.

Altri temi

I deputati continueranno a sostenere un mercato unico digitale in Europa, con una relazione di iniziativa da votare già a gennaio. Passeranno al voto anche i futuri accordi internazionali, tra cui l’accordo di scambi di servizi (Tisa) e di libero scambio UE-USA (TTIP). Il Parlamento sarà anche coinvolto nella promozione di un’economia circolare per il riutilizzo e il riciclaggio dei prodotti, e nella costruzione di un’unione energetica.

Fonte: europarl.europa.eu

14 Gennaio 2016

Aprire il mercato dei pagamenti on-line per ridurre costi e rischi di frode

Il Parlamento ha votato giovedì un testo di legge riguardante l’aggiornamento delle norme UE sui servizi di pagamento. Ciò dovrebbe consentire di tagliare i costi, permettendo a nuovi operatori del mercato di utilizzare strumenti mobili e online per effettuare pagamenti per conto di un cliente. 

 

Inoltre, queste norme, informalmente concordate dai deputati e i ministri lo scorso maggio, aiutano a rendere i pagamenti online più sicuri, stabilendo regole sulla privacy e sulla responsabilità per tutti i prestatori di servizi di pagamento online.

 

“Il mercato dei servizi di pagamento dell’UE rimane frammentato e costoso: il suo costo è pari a € 130 miliardi l’anno, ovvero oltre l’1% del PIL dell’UE. L’economia europea non può permettersi questi costi se vuole essere competitiva a livello globale”, ha detto il deputato Antonio Tajani (PPE, IT), aggiungendo che “il nuovo quadro normativo consentirà di ridurre i costi, aumentare la sicurezza dei pagamenti e facilitare l’emergere di nuovi attori e d’innovativi servizi di pagamento mobili e online”.

 

La risoluzione legislativa è stata approvata con 578 voti favorevoli, 29 voti contrari e 52 astensioni.

 

Affidarsi a fornitori terzi per ridurre i costi di pagamento

 

L’utente che utilizza un conto online avrà il diritto di utilizzare un software di pagamento realizzato da parti terze autorizzate (non solo dagli istituti finanziari dunque) e di poter effettuare i loro pagamenti attraverso i servizi di tali fornitori.

 

Ad esempio, i consumatori che sono sprovvisti di carte di credito o di debito potranno autorizzare nuovi operatori di mercato, come SOFORT in Germania, Trustly nei Paesi scandinavi o IDEAL nei Paesi Bassi, a utilizzare i loro dati bancari per effettuare pagamenti dai loro conti.

 

L’addebito dei prestatori di servizi di pagamento non dovrebbe superare i costi diretti. Costi aggiuntivi per l’utilizzo degli strumenti di pagamento, come le carte di credito e di debito, per il quale gli oneri amministrativi per l'”interscambio” tra banche sono già regolamentate, saranno vietati.

 

Rendere sicuri i pagamenti e responsabilità dei fornitori in caso di furto

 

Una banca che gestisce il conto del cliente potrebbe negare al fornitore di servizi l’accesso a esso solo per motivi di sicurezza, obiettivamente giustificati e motivati, che siano stati segnalati alle autorità di vigilanza. Questa tutela dovrebbe precludere ogni possibilità alle banche di “bloccare” il mercato per i nuovi servizi di pagamento.

 

I fornitori dei servizi di pagamento, dal canto loro, sarebbero tenuti a garantire l’autenticazione sicura degli utenti e ridurre il rischio di frode. Dovrebbero garantire che i dati personali di un utente passino attraverso canali sicuri e che siano condivisi solo con il consenso dell’utente.

 

Nel caso di pagamento non autorizzato compiuto dal suo conto, il titolare non dovrebbe perdere più di € 50 se lo strumento di pagamento è stato perso o rubato, ovvero se ci sia stata un’appropriazione indebita. Un fornitore di servizi che non riesce a evitare una tale frode dopo la notifica di una perdita o non richiede un’autenticazione forte del cliente quando necessario, potrebbe essere ritenuto responsabile delle perdite dei propri clienti e avere il dovere di porre rimedio al danno finanziario.

 

Prossime tappe

 

Per entrare in vigore, la direttiva deve ora essere ufficialmente approvata dagli Stati membri dell’UE.

 

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11 Ottobre 2015

Il Parlamento chiede l’etichetta d’origine per i manufatti tradizionali di qualità

Nella risoluzione non vincolante che sarà posta in votazione martedì, i deputati chiedono che il regime UE di protezione dell’indicazione geografica (IG) sia esteso dai prodotti agricoli ai beni prodotti localmente e a quelli artigianali incentrati su conoscenze tradizionali. Ciò sosterrebbe lo sviluppo economico locale, rilancerebbe il turismo, rafforzerebbe la fiducia dei consumatori e contribuirebbe a preservare il patrimonio culturale e il know-how tradizionale

 

“Accolgo con favore l’ampio sostegno del Parlamento all’appello per una migliore protezione del know-how locale. Estendere la protezione delle indicazioni geografiche a livello europeo sarebbe utile non solo per i consumatori, ma anche per il turismo, la cultura, l’occupazione e il commercio. Spetta alla Commissione europea occuparsi del caso, e mi auguro che presenti al più presto la sua proposta, già nell’ambito della strategia di mercato interno della Commissione prevista entro quest’autunno”, ha affermato la relatrice Virginie Rozière (S&D, FR).

 

La risoluzione è stata adottata 608 voti favorevoli, 43 voti contrari e 43 astensioni.

 

Richiesta per un regime UE di protezione delle indicazioni geografiche

 

La risoluzione chiede alla Commissione di proporre una legislazione per estendere il regime UE di protezione delle indicazioni geografiche (IG) e includere anche i beni prodotti localmente e quelli artigianali, come il cristallo di Boemia e il tartan scozzese, o per l’Italia il marmo di Carrara, le ceramiche di Faenza e quelle di Vietri sul Mare o i gioielli tradizionali di Torre del Greco. I deputati sottolineano come il legame tra il prodotto ed il luogo di produzione sia essenziale al fine di individuare il know-how specifico e definire la qualità, l’autenticità e le caratteristiche del prodotto.

 

Potenziale economico e garanzia di qualità del prodotto per i consumatori

 

Secondo i deputati, tale sistema a livello europeo di protezione delle IG potrebbe avere un notevole potenziale economico specialmente per le piccole e medie imprese e le regioni dell’UE. Consentirebbe inoltre all’UE di avere una protezione analoga per tali prodotti al di fuori dell’UE, nel quadro di negoziati commerciali internazionali.

 

Questo sistema fornirebbe ai consumatori informazioni affidabili sul luogo e sule modalità di produzione e li aiuterebbe a compiere scelte più consapevoli, eliminando la confusione causata da nomi o descrizioni fuorvianti. Per i deputati, tale sistema contribuirebbe altresì alla lotta alla contraffazione, all’uso fraudolento di nomi di origine geografica e ad altre pratiche sleali.

 

Sistema unico europeo di registrazione

 

Il Parlamento chiede che i produttori, le loro associazioni e le camere di commercio siano autorizzati a richiedere la registrazione di protezione dell’indicazione geografica. Secondo i deputati, il meccanismo di registrazione dei prodotti dovrebbe essere il “più efficiente, semplice, utile e accessibile” e il sistema dovrebbe mantenere al minimo i costi e la burocrazia per le imprese.

 

Contesto

 

A livello UE, una protezione comune dell’indicazione geografica è prevista per i prodotti agricoli con una determinata provenienza geografica caratterizzati da specifiche qualità o realizzati secondo metodi tradizionali. Al momento, a livello UE non è prevista una protezione comune delle indicazioni geografiche per i prodotti non agricoli. Tuttavia, 15 Stati membri hanno una legislazione nazionale specifica in materia di protezione delle IG per i prodotti non agricoli con un conseguente divario di protezione negli Stati membri.

 

7 Ottobre 2015

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Gli Stati membri stanno aiutando le multinazionali a pagare meno tasse?


Sorseggiando un latte Starbucks o mentre usi l’iPhone, le tasse potrebbero sembrare un mondo lontano. Non è così. Starbucks e Apple sono due società che guadagnano grandi somme di denaro. Ma le multinazionali come queste pagano la giusta quota di tasse? La Commissione europea non ne è sicura e ha aperto un’inchiesta sugli Stati membri che potrebbero avere un trattamento fiscale di favore. Il 12 febbraio, il PE ha istituito una commissione speciale sugli accordi fiscali.

 

Cosa è un accordo fiscale?

Si tratta di un documento rilasciato da un’autorità fiscale, che stabilisce in anticipo come sarà calcolato il fisco di una società e quali saranno le disposizioni fiscali; sono legali e non c’è una volontà politica per mettere fine a questa pratica.

 

Il ruolo del Parlamento

La commissione speciale sugli accordi fiscali è composta da 45 deputati è in fase di realizzazione a seguito di una serie di indagini avviate dalla Commissione europea sulle decisioni fiscali per le imprese multinazionali in Lussemburgo (Fiat, Amazon), Irlanda (Apple), Belgio e Paesi Bassi (Starbucks).

Il 17 dicembre 2014 la Commissione ha ampliato l’inchiesta agli accordi fiscali di tutti gli Stati membri, dichiarando che “un certo numero di Stati membri consentirebbero alle multinazionali di sfruttare i loro sistemi fiscali e quindi a ridurre le tasse”.

 

Qual è il problema?

La Commissione è preoccupata che in alcuni Stati membri queste pratiche siano utilizzate per alleviare l’onere fiscale di alcune società, permettendo loro di pagare meno tasse e dando loro un vantaggio in termini di competitività.

Se le aziende così “aiutate” sono per esempio solo le multinazionali, ma non le imprese nazionali, questa pratica potrebbe costituire un aiuto da parte dello Stato che è illegale.

 

Perché è importante?

I cittadini hanno dovuto stringere la cinghia a più riprese facendo i conti con dei servizi sociali a cui sono stati tolti i fondi pubblici… In questo contesto è particolarmente importante che le grandi aziende paghino la loro giusta quota di tasse.

La Commissione afferma che fino a 1.000 miliardi di euro di tasse all’anno vengono persi a causa dell’evasione e dell’elusione fiscale.

 

24 Febbraio 2015

 

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