Approvato il bilancio UE 2017: più sostegno per giovani e iniziative per la crescita

Nel bilancio per il prossimo anno, i deputati hanno ottenuto un maggiore sostegno per i giovani disoccupati e ulteriori fondi per incrementare le iniziative più importanti in favore delle PMI, i progetti per le infrastrutture di trasporto, la ricerca e la mobilità degli studenti con Erasmus+. Gli importi totali degli stanziamenti d’impegno nel bilancio 2017 ammontano a 157,86 miliardi di euro e 134,49 miliardi in stanziamenti di pagamento.

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ln seguito all’approvazione formale del Consiglio dell’accordo in conciliazione con il Parlamento sul bilancio 2017, siglato il 28 novembre, il Parlamento ha approvato il bilancio con 438 voti in favore, 194 voti contrari e 7 astensioni. Successivamente è stato firmato dal Presidente Martin Schulz, rendendolo esecutivo.
“Abbiamo raggiunto i nostri obiettivi. Il bilancio 2017 si concentra chiaramente sulle nostre priorità: stimolare la crescita, creare posti di lavoro – soprattutto per i giovani – e affrontare la crisi migratoria. Gli ulteriore 500 milioni di euro che siamo riusciti a ottenere per l’iniziativa per occupazione giovanile rappresentano un chiaro segnale all’UE ad agire. Abbiamo anche fatto il possibile per affrontare le cause profonde della migrazione”, ha dichiarato il relatore per la sezione Commissione, Jens Geier (S&D, DE).
“E’ davvero deplorevole che la Commissione abbia ignorato la lettura del Parlamento e non sia riuscita ad aggiungere il punto che chiedeva di accantonare una parte dei compensi per gli ex commissari per poi liberarli a condizione che il codice di condotta fosse reso più rigoroso. Questa richiesta era stata approvata dal Parlamento a larga maggioranza e mirava a migliorare il comportamento dei commissari e, di conseguenza, l’immagine pubblica delle Istituzioni nel loro complesso”, ha dichiarato il relatore per le altre sezioni, Indrek Tarand (Verdi/ALE, EE).
“La proposta – che il Presidente Juncker ha recentemente inviato al Presidente Schulz per migliorare il codice di condotta – di prolungare il periodo di riflessione a due anni è un passo nella giusta direzione, ma non è sufficiente, poiché gli ex commissari ricevono la loro indennità transitoria per ben tre anni”, ha aggiunto.
Giovani, crescita e lavoro
Il Parlamento ha aggiunto ulteriori 500 milioni di euro al bilancio per l’iniziativa in favore dell’occupazione giovanile (YEI). Ulteriori 200 milioni di euro incrementeranno i progetti per crescita e occupazione, quali COSME (competitività delle piccole e medie imprese), il meccanismo per collegare l’Europa (CEF, finanziamento di progetti infrastrutturali), Orizzonte 2020 (progetti di ricerca) ed Erasmus+ (mobilità degli studenti).
Rifugiati e crisi migratoria
I deputati hanno inoltre previsto ulteriori 728 milioni di euro per un pacchetto volto principalmente a incrementare i fondi per la migrazione, inclusi 28 milioni di euro aggiuntivi per il sostegno a UNRWA per i rifugiati palestinesi (totale 310 milioni di euro) e 3 milioni in più per sostenere i colloqui di pace a Cipro (totale 34,8 milioni di euro).
Revisione del bilancio a lungo termine
Nel dibattito sulla revisione intermedia del bilancio a lungo termine dell’UE (quadro finanziario pluriennale 2014-2020), Ivan Korčok, per la Presidenza del Consiglio slovacca, ha promesso un pacchetto di revisione che permetta “di mobilitare oltre 6 miliardi di euro da destinare alle priorità più importanti fino alla fine di questa prospettiva finanziaria”, oltre a rendere il bilancio più flessibile.
I co-relatori del Parlamento Jan Olbrycht (PPE, PL) e Isabelle Thomas (S&D, FR) hanno accolto con favore gli sforzi del Consiglio, ma hanno ricordato che la proposta è ancora in discussione fra i governi nazionali. “Il lavoro è ancora in corso, non abbiamo ancora raggiunto il nostro obiettivo”, ha detto Olbrycht.

 

Procedura: bilancio

RIF. : 20161129IPR53614

 

 

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Il dizionario del bilancio Ue

Mercoledì 26 ottobre i parlamentari votano il bilancio 2017 e la revisione del quadro finanziario pluriennale 2014 – 2020. Nel pomeriggio dello stesso giorno, la Corte dei Conti europea renderà pubblica la valutazione sul bilancio 2015. Le terminologia utilizzata parlando di bilancio può risultare ostica, ecco un breve glossario.

 

Quadro finanziario pluriennale (QFP) – L’Ue adotta bilanci annuali ma è prevista una programmazione economica a più ampio raggio, a cadenza pluriennale. Il quadro finanziario pluriennale definisce le priorità verso cui indirizzare la spesa e gli importi massimi che si possono spendere nei vari settori. Il piano ha una durata di 7 anni.

Il QFP attuale è iniziato nel 2014 e terminerà nel 2020. Il parlamento ha richiesto una revisione di medio termine per valutare se le previsioni siano state rispettate e il piano sia ancora compatibile con la situazione attuale o necessiti modifiche.

 

Impegni e pagamenti – Per una gestione equilibrata dei fondi finanziari non bisogna soltanto tenere traccia delle spese passate ma anche prevedere quanto si pagherà in futuro. Per questo motivo il bilancio europeo si divide tra pagamenti (ciò che si spenderà nel prossimo anno) e impegni (le previsioni di spesa in progetti o misure oltre il prossimo anno)

 

Rimborso – La maggior parte della liquidità di cui dispone l’Unione europea proviene direttamente dagli stati membri. Si tratta di contributi nazionali calibrati sul reddito lordo di ogni paese e bilanciati in base al gettito IVA. Se uno stato membro versa molti più fondi di quanti ne riceva poi indietro dall’Europa, potrebbero esserci tensioni politiche.

I rimborsi servono proprio a ridurre gli squilibri di bilancio. Il più famoso è il rimborso britannico: il Regno Unito riceve indietro circa il 66 per cento dei contributi che versa all’Ue. Anche altri paesi beneficiano di rimborsi particolari.

Il Parlamento è dell’idea che queste forme di rimborso rendano il bilancio meno trasparente e spingano i singoli stati a concentrarsi sui loro interessi nazionali nelle negoziazioni piuttosto che riconoscere che il mercato interno e i progetti europei abbiano maggiori benefici per tutti. I parlamentari hanno richiesto una revisione del sistema di finanziamento del bilancio in modo che possano subentrare nuove modalità nell’ottica di garantire una maggiore trasparenza.

 

Gestione finanziaria condivisa – La Commissione europea è responsabile dell’attuazione della parte più importante del bilancio. I fondi vengono però delegati ai singoli stati membri che si occuperanno si scegliere a chi destinare i finanziamenti per l’agricoltura, per il sostegno alle piccole e medie imprese, per favorire l’occupazione e così via. La Commissione monitora questi fondi: può decidere di destinarne di più per certi progetti e può intraprendere azioni per recuperare somme di denaro indebitamente versate.

 

Frodi e irregolarità – Il bilancio europeo è controllato annualmente dalla Corte dei conti europea. Durante i controlli, i revisori dei conti possono rilevare delle irregolarità nell’attuazione del bilancio. Ad esempio, possono essere stati accettati rimborsi spese non validi o essere stati dati fondi ad alcuni agricoltori per più terreni di quanti ne dispongano. Alcune irregolarità sono attribuibili a semplici errori; in altri casi si tratta di frode.

Nella sua relazione annuale, la Corte dei conti afferma che il livello di errore nella spesa per il 2015 è stata circa del 3,8 per cento, dato inferiore rispetto agli anni precedenti ma ancora sopra il valore di riferimento fissato al 2 per cento.

 

Discarico – Il Parlamento europeo ha l’ultima parola sul bilancio europeo: è l’assemblea che decide se la Commissione europea e gli altri enti hanno attutato la loro previsione di bilancio in maniera soddisfacente. Tale pratica si chiama “discarico”; nel prendere la sua decisione finale, il Parlamento si basa sulle conclusioni della Corte dei Conti.

 

Fonte: europarl.europa.eu

Valute virtuali: controllo per evitare riciclaggio e finanziamento terrorismo

La Commissione europea dovrebbe creare una task force per regolamentare le valute virtuali come i Bitcoin e scongiurare che il loro utilizzo agevoli il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo. È la proposta del Parlamento votata giovedì in una risoluzione non vincolante.

 

Nella risoluzione, redatta da Jakob von Weizsäcker (S&D, DE), si suggerisce che tale task force, che dovrebbe essere supervisionata dalla Commissione, dovrebbe avere il potere di formulare raccomandazioni per qualsiasi legislazione necessaria alla regolamentazione del settore. I deputati mettono in guardia contro un approccio troppo rigido nei confronti di questa nuova tecnologia, poiché può offrire importanti opportunità per i consumatori e per lo sviluppo economico.

“Per evitare di frenare l’innovazione, privilegiamo un monitoraggio precauzionale a una regolamentazione preventiva. Le innovazioni tecnologiche possono diffondersi molto rapidamente e diventare sistemiche. È per questo che chiediamo alla Commissione di istituire una task force che monitori attivamente l’evoluzione della tecnologia e, in caso di necessità, avanzi proposte tempestive per una regolamentazione specifica”, ha sottolineato il relatore von Weizsäcker.

La Commissione sta attualmente esaminando diverse proposte per rendere le piattaforme di cambio delle valute virtuali conformi alla direttiva europea in vigore sul riciclaggio di denaro nell’UE, che è prossima a un aggiornamento. Tra queste proposte, è prevista una misura che richiederebbe alle piattaforme di rispettare la “dovuta diligenza” quando i clienti effettuano lo scambio tra le valute virtuali e quelle reali. Con questa misura, l’anonimato che caratterizza tali scambi avrebbe fine. I regolatori temono che il sistema attuale aiuti il riciclaggio di denaro e il finanziamento delle organizzazioni terroristiche.

La proposta del Parlamento è stata approvata con 542 voti favorevoli, 51contrari e 11 astensioni e sarà ora inviata alla Commissione Europea, che dovrà esaminarla.

 

Fonte: europarl.europa.eu

3 Giugno 2016

Status di economia di mercato per la Cina: difendere l’industria europea e l’occupazione

Nella risoluzione non legislativa approvata giovedì, i deputati affermano che fintanto che la Cina non avrà soddisfatto i cinque criteri stabiliti dall’UE per definire le economie di mercato, le sue esportazioni verso l’UE devono essere trattate con una metodologia “non standard”, che serve a determinare se in Cina i prezzi delle esportazioni sono prezzi di mercato o oggetto di sovvenzioni, al fine di assicurare la parità di condizioni per l’industria UE e difendere l’occupazione.

 

Tuttavia, l’UE deve trovare il modo per fare tutto ciò in conformità con i suoi obblighi internazionali nell’Organizzazione mondiale del commercio (OMC), in particolare il protocollo OMC di adesione della Cina, che prevede cambiamenti nel modo in cui la Cina dovrà essere considerata dopo l’11 dicembre 2016. Nella risoluzione adottata con 546 voti favorevoli, 28 voti contrari e 77 astensioni, i deputati invitano la Commissione europea a presentare una proposta che trovi un equilibrio tra queste esigenze.

 

Impatto cinese sull’industria europea

 

I deputati esortano la Commissione a tener conto dei timori espressi dall’industria europea, dai sindacati e da altri soggetti interessati, circa le possibili conseguenze per l’occupazione, l’ambiente e la crescita economica nell’UE. La sovraccapacità produttiva della Cina e le conseguenti esportazioni a prezzi ridotti stanno già avendo “pesanti conseguenze sociali, economiche e ambientali nell’UE”, specialmente per quanto riguarda il settore siderurgico dell’UE.

 

I deputati sottolineano che 56 delle attuali 73 misure comunitarie antidumping in vigore si applicano alle importazioni dalla Cina.

 

La Cina un partner importante

 

I deputati ciononostante evidenziano “l’importanza del partenariato tra l’UE e la Cina”. La Cina è il secondo partner commerciale dell’UE e, con un interscambio commercial giornaliero di ben oltre 1 miliardo di euro, il mercato cinese “è stato il principale motore di redditività per una serie di industrie e marchi dell’UE”.

 

I deputati “si oppongono a qualsiasi concessione unilaterale alla Cina dello status di economia di mercato” e chiedono di coordinarsi con gli altri principali partner commerciali per giungere a un’interpretazione congiunta del diritto dell’OMC. Invitano la Commissione a utilizzare i prossimi vertici del G7 e del G20, nonché il vertice UE-Cina, per trovare una risposta compatibile con l’OMC.

 

Riformare la normativa UE antidumping

 

I deputati sottolineano la “necessità imminente” di una riforma generale degli strumenti di difesa commerciale dell’UE e invitano il Consiglio a sboccare una serie di proposte per modernizzarli, come già richiesto dal Parlamento nel 2014.

 

Prossime tappe

 

In un recente dibattito in plenaria su come trattare con le importazioni cinesi dopo l’11 dicembre 2016, il commissario europeo Vytenis Andriukaitis ha detto ai deputati che la Commissione sta lavorando a una nuova serie di normative che includeranno -nel rispetto delle norme dell’OMC – un sistema di difesa commerciale forte e che se ne sarebbe discusso “prima della pausa estiva”.

 

Se la Commissione europea dovesse proporre il riconoscimento della Cina come economia di mercato nel diritto comunitario, il Parlamento avrebbe il diritto di co-decisione con il Consiglio.

 

15 maggio 2016

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Superbatteri: il Parlamento vuole limitare l’uso di antibiotici nell’agricoltura

Con la votazione di giovedì i deputati hanno stabilito che per contrastare la crescente resistenza degli antibiotici ai batteri, quali salmonella e campylobacter, è necessario limitare l’uso dei farmaci antimicrobici esistenti e sviluppare nuovi medicinali.

La proposta prevede di aggiornare la normativa europea in materia di medicinali a uso veterinario e il Parlamento chiede di vietare il trattamento antibiotico collettivo e preventivo degli animali e di prendere misure atte a stimolare la ricerca di farmaci di nuova generazione.

“Quando l’Organizzazione Mondiale della Sanità avverte che il mondo può sprofondare in un’era post-antibiotica, dove la resistenza agli antibiotici potrebbe causare ogni anno più morti del cancro, è giunto il momento di intraprendere un’azione forte e risolvere il problema alla radice”, ha affermato la relatrice Françoise Grossetête (PPE, FR).

“La lotta contro la resistenza agli antibiotici deve iniziare nelle aziende agricole. Desideriamo in particolare vietare l’uso puramente preventivo di antibiotici, limitare il trattamento di massa a casi veramente particolari, vietare l’uso di antibiotici veterinari di fondamentale importanza per la medicina umana o porre fine alla vendita online di antibiotici, vaccini e prodotti psicotropi. Con queste misure, speriamo di ridurre la quantità di antibiotici che finiscono nel piatto dei consumatori “, ha dichiarato.

Secondo i deputati, i medicinali veterinari non devono in nessun caso servire a migliorare le prestazioni o a compensare pratiche di allevamento inadeguate. Chiedono, quindi, di limitare l’uso profilattico degli antibiotici per i singoli animali (cioè come misura preventiva e in assenza di segni clinici d’infezione) e di attuarlo solamente quando è completamente giustificato da un veterinario.

 

Per aiutare a combattere la resistenza antimicrobica, la nuova normativa autorizza la Commissione europea a stabilire quali antimicrobici devono essere riservati esclusivamente al trattamento umano.

 

Innovazione

Per incoraggiare la ricerca di nuovi antimicrobici, i deputati propongono l’uso di incentivi, come periodi più lunghi per la protezione della documentazione tecnica sui nuovi farmaci, protezione commerciale per i principi attivi innovativi e protezione per gli investimenti importanti nelle analisi condotte per migliorare un prodotto antimicrobico esistente o per tenerlo sul mercato.

Giovedì, i deputati hanno inoltre approvato la relazione di Claudiu Ciprian Tănăsescu (S&D, RO), che modifica un’altra legge per migliorare la procedura d’immissione sul mercato di medicinali a uso veterinario, che deve essere distinta da quella sui farmaci per gli esseri umani.

 

Prossime tappe

Entrambe le relazioni sono state approvate per alzata di mano. I deputati hanno inoltre votato per aprire i negoziati con il Consiglio con l’intento di raggiungere un accordo in prima lettura.

 

Contesto

Gli obiettivi del progetto di legge sui farmaci antimicrobici sono interconnessi e si prefiggono di:

  • aumentare la disponibilità dei medicinali a uso veterinario;
  • ridurre gli oneri amministrativi;
  • stimolare la competitività e l’innovazione;
  • migliorare il funzionamento del mercato interno;
  • affrontare il rischio per la salute pubblica derivato dalla resistenza agli antimicrobici (AMR).

 

Il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (CEPCM) ha recentemente comunicato che i batteri negli esseri umani, nel cibo e negli animali continuano a mostrare resistenza agli antimicrobici più diffusi. Gli scienziati affermano che la resistenza alla ciprofloxacina, un antimicrobico importante per il trattamento delle infezioni umane, è molto alta nel campylobacter, riducendo così le opzioni per il trattamento efficace delle gravi infezioni alimentari. Anche i batteri di salmonella, resistenti a diversi farmaci, continuano a proliferare in tutta Europa.

 

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13 marzo 2016

Imposte societarie: la Commissione presenta il piano per tasse più equee

Il 2 febbraio alle ore 15, la Commissione presenterà ai deputati il piano UE per rendere le tasse societarie più equee. L’elusione fiscale costa tra i 50 e i 70 miliardi di euro all’anno. Uno scandalo emerso anche durante le inchieste legate a Luxleaks, ha dimostrato che le multinazionali hanno ottenuto degli accordi finanziari vantaggiosi con alcuni Stati membri. Il PE ha incaricato due commissioni di investigare e richiede alla Commissione delle norme per impedire queste pratiche.

 

Segui il dibattito il 2 febbraio alle ore 15.

 

Il piano d’azione della Commissione in materia di tassazione delle imprese si basa su due pilastri: la costituzione della base imponibile consolidata comune per l’imposta sulle società e la richiesta di far pagare le tasse alle aziende nei paesi in cui fanno i loro profitti.

La prima norma spingerebbe gli Stati membri ad accordarsi su quante tasse dovrebbero pagare le diverse società: ciò non significa che le tasse sarebbero armonizzate ma introdurrebbe maggiore trasparenza. La seconda norma spingerebbe le aziende a dichiarare i loro profitti.

La Commissione ha presentato le prime proposte per il piano d’azione il 28 gennaio.

La richiesta del Parlamento

 

La relazione dei deputati Anneliese Dodds (S&D, Regno Unito) e Luděk Niedermayer (PPE, Repubblica Ceca) invita la Commissione a stabilire una normativa per imporre agli Stati membri dell’UE di dichiarare le aliquote fiscali negoziate con le aziende.

La norma dovrebbe anche tutelare gli informatori che hanno permesso di scoprire scandali come Luxleaks e le società che hanno dichiarato quante tasse pagano paese per paese.

 

I deputati hanno accolto con favore le ultime proposte della Commissione. “L’assurdo risultato del regime fiscale accordato a Google nel Regno Unito è la migliore illustrazione della necessità di avere un unico regime europeo per tassare le aziende globali” ha dichiarato Alain Lamassoure (PPE).
Una concorrenza fiscale dilagante

Per equilibrare i loro bilanci, i governi dell’UE hanno tagliato le spese e hanno introdotto delle misure per stringere la cinghia. Allo stesso tempo, alcuni paesi hanno offerto alle multinazionali di pagare meno tasse, tagliando fuori gli altri paesi.

 

Il PE ha incaricato due commissioni di investigare e richiede alla Commissione delle norme per impedire queste pratiche.

 

Nell’ottobre 2015 la Commissione ha constatato che gli accordi fiscali offerti dal Lussemburgo a Fiat e dai Paesi Bassi a Starbucks erano illegali, stimati a 20-30 milioni di euro.

 

La deputata portoghese di centro sinistra Elisa Ferreira della commissione speciale sulla relazione ha avvertito: “Questi due casi dimostrano che la concorrenza fiscale tra gli Stati è una pratica comune nell’UE”.

 

Nel mese di gennaio, la Commissione ha ordinato al Belgio di recuperare 700.000.000 euro di tasse non pagate da 35 multinazionali. Questi ultimi hanno beneficiato di un regime fiscale particolare soprannominato ‘Solo in Belgio,’ che a parere della Commissione risulta illegale.

In novembre il Parlamento ha adottato la relazione speciale della commissione, chiedendo la segnalazione obbligatoria dei profitti e delle tasse delle multinazionali in ogni paese.

 

1 febbraio 2016

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Valute virtuali: quali sono i rischi e i vantaggi?

Il regolamento europeo relativo alle valute virtuali dovrebbe limitarsi alla prevenzione e alla lotta contro la criminalità, ha spiegato un gruppo di esperti nel corso dell’audizione di lunedì in commissione agli Affari economici. Hanno inoltre evocato i benefici e la rivoluzione che rappresentano le valute virtuali come i bitcoin. Il Parlamento sta preparando una relazione sul tema. Il voto in commissione è previsto in aprile.

 

Cos’è una cripto-valuta digitale?

Una moneta virtuale che consente di trasferire denaro senza intermediari, come una banca. L’esempio più conosciuto è il Bitcoin. Esso utilizza una tecnologia di crittografia denominata blockchain che costruisce un database condiviso e verificabile pubblicamente delle transazioni per prevenire le frodi. Questo sistema permette di costruire una certa fiducia tra venditori e acquirenti, eliminando così la necessità di un processo di verifica ulteriore.

Il relatore Jakob von Weizsäcker (S&D, Germania) ha spiegato che ci sono molti investitori che sperano che la loro applicazione farà la rivoluzione attraverso una valuta digitale. “La vera questione è se e quando ci sarà questo cambiamento, quanto governi e legislatori siano preparati per questo tipo di rivoluzione”.

Vantaggi e rischi

Molti esperti hanno spiegato che le operazioni in valute virtuali sono più economiche, più veloci, più sicure e trasparenti. Primavera De Filippi, ricercatrice presso il Centro Nazionale di Ricerca Scientifica di Parigi, ha sottolineato che la tecnologia blockchain può “essere considerata come una sorta di tecnologia regolamentare, consentendo l’applicazione delle leggi in modo più trasparente e più efficiente”. Secondo la ricercatrice, questa tecnologia permetterà di risolvere l’antico problema socratico di chi controllerà i controllori.

Le valute virtuali rappresentano anche una serie di sfide. «Il consumetore non è tutelato e ci sono anche alcuni rischi in termini di stabilità delle piattaforme, volatilità del prezzo e anche minacce digitali come il furto e l’hacking” ha affermato Olivier Salles della Commissione europea.
Il bitcoin è stato spesso associato ad attività clandestine come il riciclaggio di denaro e il commercio di beni illegali perché le operazioni possono essere effettuate in forma anonima.

“In realtà il contante può essere un mezzo molto più anonimo” ha detto Sean Ennis, economista all’OCSE. “L’origine della moneta virtuale è pubblica e permette una enorme quantità di analisi delle operazioni”. Jeremy Millar, rappresentante di Magister Advisors, ha aggiunto che “è più facile individuare i reati che hanno utilizzato i bitcoin rispetto ai contanti”. Ha aggiunto che “i bitcoin non sono gestiti da una comunità hacker, ma da grandi aziende che cercano di rispettare la normativa esistente”.
Perché è necessaria una regolamentazione europea?

La maggior parte degli esperti sono stati cauti rispetto all’idea di una legislazione europea sulle valute virtuali.

“La sfida non è rappresentata da quanto e quanto velocemente regolare, ma come monitorare correttamente questa tecnologia in rapida evoluzione” ha detto Salles spiegando ai deputati che la Commissione sta valutando è necessario regolamentare le valute virtuali in risposta agli attacchi di Parigi.

“Se siete intenzionati a proporre provvedimenti legislativi, [consiglio] di limitare questa azione all’anti-riciclaggio e alla lotta al finanziamento del terrorismo” ha aggiunto Siân Jones, co-fondatore dell’European Digital Currency and Blockchain Technology forum.

Il voto in commissione è previsto in aprile e il voto in plenaria a maggio.

 

Fonte: europarl.europa.eu

28 Gennaio 2016

Gli alimenti biologici: più sani degli alimenti convenzionali?

Mercoledì 18 novembre, gli esperti e i deputati della Valutazione delle opzioni scientifiche e tecnologiche (STOA) hanno discusso l’impatto degli alimenti biologici. Ulteriori ricerche saranno necessarie per stabilire i benefici nutrizionali di questi alimenti, ma quasi tutti sono d’accordo che uno stile di vita biologico faccia bene. Sul sondaggio lanciato su Twitter sondaggio, i due terzi dei partecipanti hanno dichiarato di preferire cibi biologici.

 

Organico, eco e biologico si riferiscono allo stesso concetto. Cosa significa? Un’agricoltura e un processo che non danneggiano l’ambiente, la salute umana o delle piante attraverso un utilizzo sostenibile e il rispetto degli animali. Gli alimenti possono essere etichettati come biologici solo quando almeno il 95% dei loro ingredienti sono biologici.

Una revisione del regolamento relativo alla produzione e all’etichettatura dei prodotti biologici è attualmente in preparazione. I negoziatori del Parlamento difendono un controllo su misura e dei controlli in loco su tutte le aziende biologiche per evitare le frodi.

 

Il deputato bulgaro di centro sinistra Momchil Nekov ha presieduto il seminario e ha sottolineato: “L’agricoltura biologica dovrebbe ricevere maggiore attenzione nel dibattito pubblico perché rappresenta un investimento per la salute pubblica”.

L’idea che l’agricoltura biologica sia meno aggressiva rispetto alla natura e all’ambiente non ha trovato l’unanimità. Ma che dire della sua salute e dei benefici nutrizionali? La Valutazione delle opzioni scientifiche e tecnologiche (STOA) del PE ha organizzato un workshop con esperti per portare un po’ di luce sulla questione.

Anche se è necessario approfondire gli studi, gli esperti hanno convenuto che i consumatori di alimenti biologici sono generalmente più in salute: “Mancano le prove per stabilire che le colture biologiche abbiano un valore nutrizionale più significativo di quelle tradizionali” ha aggiunto Bernhard Watzl del Max Rubner-Institut in Germania.

 

Eppure il consumo di prodotti biologici ha un impatto positivo sulla salute: chi compra i prodotti organici tende a consumare più frutta, verdura, cereali integrali o frutta secca rispetto ai consumatori non biologici, come ricordato da Axel Mie dell’Università svedese di scienze agricole e da Johannes Kahl, dai Paesi Bassi dall’associazoine per un cibo di qualità e salutare.
Ewa Rembiałkowska, della Varsavia University of Life Sciences, ha spiegato che il cibo biologico è potenzialmente più vantaggioso per la salute animale e umana rispetto a quello convenzionale, sottolineando delle “differenze significative” nell’impatto sul sistema ormonale e immunitario tra animali nutrici con prodotti organicio e meno, in particolare nella seconda generazione.

Secondo lei, gli studi sugli animali dimostrano migliori livelli di fertilità e una minore mortalità alla nascita e una migliore risposta immunitaria. Inoltre, “gli studi dimostrano che i topi più spesso optano per mangimi biologici di quelli convenzionali, quando è possibile scegliere” ho aggiunto Rembiałkowska.

 

19 Novembre 2015

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Microcredito: piccoli prestiti per rilanciare l’economia

Il microcredito può aiutare le persone in situazioni sociali difficili combattendo la disoccupazione e la povertà. Nato circa 40 anni fa in l’Asia e in America Latina, il microcredito si sta espandendo anche in Europa. Nel 2010, l’UE ha avviato lo “strumento europeo di microfinanza per l’occupazione e l’inclusione sociale”. Il 10 novembre, la commissione per l’Occupazione ha votato una relazione sui traguardi raggiunti in questa direzione.

 

La fascia della popolazione più debole – i disoccupati di lunga durata, gli abitanti delle zone rurali svantaggiate, i migranti o le minoranze etniche – incontrano spesso degli ostacoli nell’accesso ai finanziamenti tradizionali. La microfinanza offre la possibilità di ottenere piccoli prestiti alle banche per poter avviare o sviluppare le proprie imprese.
Nel 2006, Muhammad Yunus e la Grameen Bank hanno vinto il Premio Nobel per la Pace per l’estensione del microcredito ai cittadini più poveri del Bangladesh.

 

Lo strumento europeo di microfinanza per l’occupazione e l’inclusione sociale in Europa è finanziato dal budget dell’UE e della Banca europea per gli investimenti (BEI).

 

L’obiettivo? Migliorare le condizioni con cui i cittadini possono ottenere prestiti e finanziamenti rendendoli disponibili per le persone che altrimenti non sarebbero in grado di ottenerne uno. L’Unione europea non finanzia gli imprenditori, ma consente alle banche e alle istituzioni non bancarie di concedere più prestiti grazie a garanzie per 200.000.000 di euro.
“La microfinanza è una politica sociale sostenibile anche qui in Europa” ha sottolineato il relatore tedesco del PPE Sven Schulze. “È importante offrire un’ulteriore assistenza, oltre ai prestiti, come ad esempio la creazione di un business plan o di una contabilità. Lo strumento funziona nel suo complesso, purtroppo i fondi non sono sempre sufficienti per garantirlo. La Commissione è pertanto invitata a trovare una soluzione in fretta, in modo da migliorare lo strumento al più presto”.

 

10 Novembre 2015

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OGM: tutto quello che c’è da sapere

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In Europa l’utilizzo di organismi geneticamente modificati (OGM) è sottoposto a regole molto rigorose e procedure di autorizzazione complesse per la loro coltivazione e commercializzazione. Da aprile 2015, i paesi possono decidere se consentire la coltivazione di OGM sul loro territorio. Tuttavia, per quanto riguarda la commercializzazione, il Parlamento ha votato contro i divieti nazionali il 28 ottobre.

 

1. Cos’è un OGM?

OGM significa “organismo geneticamente modificato”. Sono organismi il cui materiale genetico è stato modificato artificialmente: per esempio, la resistenza di una pianta ad una malattia, un insetto o alla siccità, o ancora un aumento della produttività.

2. Quali sono le principali colture OGM?

Il mais, il cotone, la soia, la colza e la barbabietola da zucchero.

3. Gli OGM sono autorizzati nell’Unione europea?

È necessaria una autorizzazione preventiva e una valutazione scientifica del rischio sia per la coltivazione e che la commercializzazione degli OGM importati.
Il mais MON 810 è un OGM autorizzato dal 1998,  la cui autorizzazione è attualmente in attesa di rinnovo. Nel 2013 è stato per lo più coltivato in Spagna (e marginalmente in altri quattro paesi europei: Portogallo, Repubblica Ceca, Romania e Slovacchia. Al momento ci sono 8 domande in attesa di autorizzazione, tra cui il rinnovo del mais MON 810.

Per quanto riguarda l’importazione da paesi terzi, esistono 58 OGM attualmente autorizzati nell’Unione europea per il consumo di alimenti e mangimi . Comprendono mais,cotone, soia, colza, barbabietola da zucchero.
Altri 58 sono in attesa di autorizzazione.

4. I cittadini dell’UE stanno già consumando gli OGM? Come lo possiamo sapere?

La maggior parte degli OGM autorizzati nell’UE sono destinati ai mangimi per gli animali d’allevamento ma alcuni alimenti importati possono contenerne alcuni.
Il sistema di etichettatura alimentare dell’UE impone alle aziende di indicare se gli alimenti o i mangimi che producono contengono OGM (quando la presenza è al di sopra di 0,9% del prodotto).

Inoltre, le aziende possono anche, ma senza obbligo, indicare sulle etichette se un alimento o mangime non contiene OGM.

5. Chi autorizza gli OGM nell’UE?

Per la coltivazione l’autorizzazione è stabilita a livello europeo. Tuttavia i paesi hanno l’ultima parola. Dal mese di aprile 2015, con la nuova direttiva UE, i paesi possono decidere di vietare la coltivazione sul loro territorio in qualsiasi momento (durante la procedura di autorizzazione o anche dopo). Per rendere più facile agli Stati membri il divieto alla coltivazione, la giustificazione può essere legata a una vasta gamma di motivi e non, come era il caso fino ad ora, esclusivamente per i rischi per la salute o per l’ambiente.

Per ciò che riguarda la commercializzazione, la Commissione proponeva lo stesso approccio della coltivazione: dare ai paesi l’ultima parola. Tuttavia, il Parlamento europeo ha considerato il 28 ottobre che la proposta potrebbe rivelarsi impraticabile e portare alla reintroduzione dei controlli alle frontiere tra i paesi pro e anti-OGM, affossando il mercato interno. Quindi la proposta della Commissione è stata respinta (577 voti a favore, 75 contro, 38 astensioni).

6. Che cosa accadrà alla commercializzazione di OGM all’interno dell’Unione europea, ora che il Parlamento ha respinto la proposta della Commissione?

Dopo che la plenaria ha respinto la proposta della Commissione il 28 ottobre, gli Stati membri dovranno decidere se continuare le negoziazioni per permettere il divieto sulla commercializzazione a livello nazionale o mantenere le attuali norme in vigore: una maggioranza degli Stati membri potrebbe votare l’autorizzazione o il divieto della commercializzazione in tutta l’UE. Se non ci sarà la maggioranza per entrambe le opzioni, la decisione dovrà essere presa dalla Commissione.

 

28 ottobre 2015

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